Lezione del Papa ai giovani: «Allontanate la corruzione con mani pulite e cuore puro»

Alla domenica delle Palme, Benedetto XVI invita a «non considerare carriera e successo come lo scopo ultimo della vita»

da Roma

Seguire Cristo significa «non considerare più l’utilità e il guadagno, la carriera e il successo come scopo ultimo» della vita, ma scegliere di vivere donandosi. E per farlo bisogna rigettare la violenza, la corruzione, la menzogna. È il messaggio che Benedetto XVI ha affidato ai giovani durante la messa della domenica delle Palme che ha dato inizio ai solenni e suggestivi riti della Settimana Santa che culmineranno domenica nella Pasqua. Il Papa aveva davanti migliaia di giovani romani ma anche molti accorsi da vari Paesi per la Giornata della Gioventù.
Ratzinger si è chiesto che cosa significhi seguire Gesù. All’inizio, con i primi discepoli, ha spiegato, il senso era semplice e immediato: «Significava che queste persone avevano deciso di lasciare la loro professione, i loro affari, tutta la loro vita per andare con Gesù». Una sequela che «era una cosa esteriore e, allo stesso tempo, molto interiore». Se l’aspetto esteriore era il camminare concretamente dietro a Cristo attraverso la Palestina, quello interiore «era il nuovo orientamento dell’esistenza, che non aveva più i suoi punti di riferimento negli affari, nel mestiere che dava da vivere, nella volontà personale, ma che si abbandonava totalmente alla volontà di un altro».
In questo, ha aggiunto il Pontefice, si mostra «anche che cosa significhi per noi la sequela: si tratta di un mutamento interiore dell’esistenza. Richiede che io non sia più chiuso nel mio io considerando la mia autorealizzazione la ragione principale della mia vita. Richiede che io mi doni liberamente a un altro... Si tratta della decisione fondamentale di non considerare più l’utilità e il guadagno, la carriera e il successo come scopo ultimo della mia vita, ma di riconoscere invece come criteri autentici la verità e l’amore. Si tratta della scelta tra il vivere solo per me stesso o il donarmi per la cosa più grande». Bene, verità e amore, ha spiegato Benedetto XVI, «non sono valori astratti» perché in Gesù Cristo «essi sono divenuti persona. Seguendo lui entro nel servizio della verità e dell’amore. Perdendomi mi ritrovo». Per questo, Ratzinger ha invitato i giovani a «non lasciarsi semplicemente portare qua e là nella vita», a «non accontentarsi di ciò che tutti pensano e dicono e fanno», ma a «scrutare Dio e cercare Dio. Non lasciare che la domanda su Dio si dissolva nelle nostre anime. Il desiderio di ciò che è più grande. Il desiderio di conoscere lui, il suo volto». Un’altra condizione «molto concreta» per salire a Gerusalemme con Gesù, ha aggiunto il Papa, è avere mani innocenti e cuore puro: «Mani innocenti – sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzione, con tangenti. Cuore puro – quando il cuore è puro? È puro un cuore che non finge e non si macchia con menzogna e ipocrisia. Un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva, perché non conosce doppiezza. È puro un cuore che non si strania con l’ebbrezza del piacere; un cuore il cui amore è vero e non è soltanto passione di un momento».
Il Papa ha concluso l’omelia affermando che con la croce Cristo «ha spalancato la porta di Dio, la porta tra Dio e gli uomini»: «E ci parla più o meno così: se le prove che Dio nella creazione ti dà della sua esistenza non riescono ad aprirti per lui; se la parola della Scrittura e il messaggio della Chiesa ti lasciano indifferente, allora guarda a me, tuo Signore e tuo Dio».