LEZIONE POPOLARE

Il voto delle politiche del 2006 sembrava segnato: la vittoria di Romano Prodi pareva netta e sicura. Ma, ahimè, per i poveri opinionisti così fanaticamente schierati a sinistra, il popolo sceglie quello che vuole e talvolta non lo svela ai sondaggisti degli exit poll: il che la dice lunga sulla paura che in Italia c’è verso tutto quello che viene collegato alla sinistra (e magari al piccolo establishment), considerata pericolosa anche quand’è all’opposizione.
Può darsi che alla fine il centrosinistra prevalga di un qualche zerovirgola alla Camera o al Senato o in tutti i due rami del Parlamento. Comunque vada, però, il voto del 9 e del 10 aprile dà qualche insegnamento di cui sarà bene tenere conto. Innanzi tutto ha subito un duro colpo il tentativo da parte del circolo di grande imprese indebitate, grandi banche (con fragili base societarie) e grandi giornali al seguito, di creare un conformismo che escludesse qualsiasi tipo di autonomia e protagonismo di forze di centrodestra e le trasformasse in una sorta di ascari di poteri economici estenuati ma intriganti. Quando il Nord industriale vota in modo così compatto, comunque alla fine vadano le elezioni, in via Solferino a Milano e in viale Astronomia a Roma (sede di Confindustria) si dovrà riflettere con attenzione su quello che chiedono, rispettivamente, lettori e base imprenditoriale.
Un’altra considerazione molto attenta merita la composizione del voto del centrosinistra. Il flop di Margherita e Ds che perdono rispetto al 2001, l’ampia consistenza di Rifondazione comunista e della lista Insieme per l’Ulivo (Verdi e Comunisti italiani), l’insuccesso della Rosa nel pugno (così sostenuta dal Corriere della Sera) producono per lo schieramento prodiano la seguente situazione: non esiste un motore riformista, la componente estremista conta per più di un terzo della coalizione, il tentativo di lanciare una componente liberale che sfidasse quella del centrodestra è fallito.
Prodi s’incartò nel 1996, quando Ds e Popolari avevano un peso decisivo, quando Armando Cossutta faceva da sponda al governo. Massimo D’Alema diede vita a due governicchi pur potendo contare su un Clemente Mastella che portò una bella dote dal centrodestra. Che cosa combineranno adesso quelli del centrosinistra con questa scombinata base di partiti senza un centro e un motore?
Anche sui comportamenti politici del centrodestra varrà la pena di svolgere qualche considerazione: di fronte alla sgangherata macchina da guerra prodiana era forse possibile svolgere una campagna elettorale più efficace e meglio articolata. Alla fine, però, l’unico motore della campagna è stato il leaderismo e il movimentismo berlusconiani. Il centrodestra articolato su Forza Italia, An, Lega e ex dc moderati è in campo da ormai dodici anni, ma non è ancora riuscito a costruire un radicamento sociale adeguato: ogni appuntamento deve essere affrontato all’arma bianca, senza mai una piccola trincea dove riposarsi un momento. Tutto ciò è frutto anche del cinismo del piccolo establishment che con le sue lusinghe ai singoli moderati, le sue collusioni a largo raggio, le continue mosse spiazzanti impedisce la formazione di un’adeguata base culturale per le forze liberalconservatrici. Ma è anche determinato da una ancora inadeguata riflessione politica che dovrà essere rapidamente affrontata.
Questo scontro elettorale, comunque finirà, però, del 2006 quando contro la leadership berlusconiana si sono schierate praticamente tutte le corporazioni elitarie del Paese, dai rettori ai banchieri, dai magistrati alla grande stampa, segna un passaggio che potrebbe modificare in modo decisivo la realtà del nostro Paese. Il fatto che le basi popolari e borghesi del centrodestra abbiano resistito a un fuoco concentrato, orchestrato anche con il supporto di una stampa straniera usata con uno stile da popolo colonizzato da tanti nostri giornalisti, non può non modificare profondamente la società italiana. Qualunque saranno gli esiti nella formazione del prossimo governo, da domani il nostro Paese sarà più libero: contro il disprezzo degli elitisti che non capiscono il loro popolo, un voto così ampio e compatto sarà un baluardo. Il giogo conformista che viene imposto a chiunque «osi» schierarsi con il centrodestra (insultati come berluscones, caimani, e così via) comincerà ad allentarsi. I professori liberisti potranno un po’ alla volta dire veramente quel che pensano, e smettere di fare i pesci in barile tra l’«impresentabile» governo di centrodestra e gli indistinguibili sindacalisti confindustrial-cigiellini: e presto un po’ alla volta spunteranno i magistrati che rifiutano il corporativismo, i rettori che preferiscono le riforme ai no global. Avere resistito questa volta potrebbe veramente cambiare le cose.