La lezione del rettore: «È l’università privata la più colpita dai tagli»

Parla di «vuoto pneumatico istituzionale» per dire che la cassa dello Stato non ha più quattrini per le università. Conta i «tagli tecnici lineari» che dal 2007 «colpiscono in maniera irragionevolmente dura gli atenei non statali più di quelli statali, e fra tutte le non statali, la nostra più delle altre». Università Cattolica, cerimonia di inizio d’anno. La prolusione è del magnifico rettore Lorenzo Ornaghi, il primo a parlare in aula magna dopo la messa celebrata dal cardinal Dionigi Tettamanzi nella vicina basilica di Sant’Ambrogio. Il rettore ha ricordato che in due anni «sono stati tolti alla Cattolica 12 milioni di euro (dai 55 del 2007 siamo scesi a 42,9 nel 2009) e l’anno prossimo ci vedremo privati di ulteriori 13 milioni».
Questa situazione, assieme a quella che affligge il Policlinico Gemelli a Roma («subisce i continui colpi dei finanziamenti regionali irregolari e in diminuzione») stanno diventando «una minaccia esiziale non solo per la capacità di competizione internazionale della nostra università ma anche per il suo regolare funzionamento quotidiano». Da qui l’accusa: «Entrambi i problemi si incancreniscono in un vuoto pneumatico politico-istituzionale: molti politici personalmente comprendono le difficoltà e solidarizzano, nessuno sembra però potere o volere prendere le indispensabili decisioni». Il sindaco Letizia Moratti, anche lei presente alla cerimonia, ha ricordato che «tutti i Paesi stanno vivendo un momento difficile, molti di questi hanno adottato misure di risparmio più sostanziose delle nostre. Penso alla Germania e ai tagli predisposti dalla cancelliera Merkel, lì 500mila persone non avranno più lavoro nella pubblica amministrazione». La Moratti ha poi aggiunto che «per questi motivi è importante trovare nuovi investimenti, cercare attrattive per le città e aprire altri mercati per le imprese».
Della crisi degli atenei ha parlato pure l’arcivescovo di Milano durante l’omelia in Sant’Ambrogio: «L’università italiana si sta ponendo sempre più nel solco degli standard europei e sta affrontando le ricadute della profonda crisi economica. È un mondo in trasformazione che fa emergere molte sofferenze e molte attese». Tettamanzi ha ricordato le fatiche degli studenti, «nell’orientamento prima, nella ricerca del lavoro poi», quelle dei docenti e delle istituzioni politiche ed accademiche «chiamate a rispondere a un compito non facile». Come nel vangelo di Luca letto durante la messa, «è facile riconoscere i segni della terra e del cielo, le nuvole e il vento, ben più impegnativo interpretare quelli dell’anima, ed è questa la vera sfida: cogliere i segni della cultura e della società di oggi. Non solo quelli di malessere ma anche quelli carichi di speranza». Ed è questa la missione delle università, ha concluso il ragionamento Tettamanzi: «L’università è chiamata a guardare lontano per discernere il presente. È chiamata a essere punto di riferimento per chi coltiva delle attese e deve sapere dare dei criteri per orientarsi nel labirinti della complessità post-moderna». Se il segnale più forte che arriva dai giovani è quello di avere un futuro e un posto nella società, l’università non può essere sorda, «suo il dovere di preparare e dischiudere al domani. L’università è arte di vita».
A fine mattinata è stata conferita la laurea honoris causa della Facoltà di Scienze della formazione a Julien Ries, l’antropologo belga che ha donato il suo prezioso archivio alla Cattolica e che in Belgio ha fondatore il Centre di storia delle religioni