La lezione romena al tagliatore di alberi

Una lezione che viene da lontano, da Bucarest. Un’operazione discreta ed efficace eseguita ieri mattina da agenti della polizia ferroviaria di Milano e Bologna ha portato all’arresto, nella stazione del capoluogo emiliano, di un cittadino romeno, Chirica Viorel, 36 anni, originario di Buzau. L’arresto ha impegnato diversi uomini ed è stato effettuato sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria romena. Chi è Viorel? Un complice di terroristi internazionali? Un assassino, uno stupratore, un rapinatore particolarmente violento e pericoloso? Nulla di tutto questo: il romeno è colpevole di aver tagliato nel suo Paese, per rubarli, alberi protetti, specie tutelate e sottratte al commercio. Questo reato gli è valso, in Romania, una condanna a due anni e mezzo di reclusione, sanzione alla quale ha tentato di sottrarsi fuggendo in Italia.
La Romania è un Paese che ha mille problemi, ma è uno Stato che sembra non avere smarrito il senso del diritto, con annessa certezza della pena. Ai magistrati romeni non piace che i condannati volino liberi come rondini ed è paradossale che la nostra polizia abbia dovuto impegnarsi per uno straniero al quale, senza quel pezzo di carta internazionale, non avrebbe riservato particolare attenzione, anche se avesse commesso più allarmanti reati. Da noi tanti romeni non fanno i boscaioli, si dedicano a più redditizie attività criminali, come la tratta dei piccoli mendicanti, oppure il furto sistematico di cavi di rame. I più individualisti fra loro si dedicano alle rapine, non disdegnando gli stupri e gli omicidi. Ma le forze dell’ordine non li braccano né sui treni né sulle strade, perché nessun magistrato ne ordina la cattura a tutti i costi. Taglio di alberi protetti, cos’è? In Italia nemmeno Pecoraro Scanio, il sinistro arciambientalista, avrebbe chiesto l’arresto di un immigrato gravato da quest’accusa.
Sì, anche da noi si arrestano i romeni responsabili di reati, ma le detenzioni che ne seguono sono rapide, inconcludenti. Non è un mistero che le nostre carceri abbiano le porte girevoli come certi alberghi: si entra e si esce con estrema facilità, se poi c’è un indulto la rotazione della porta è rapidissima. Tanti magistrati dovrebbero prendere lezioni di tenacia e di efficienza in Romania: ve l’immaginate un mandato di cattura internazionale, emesso dalla nostra autorità giudiziaria con una richiesta d’estradizione, per un immigrato colpevole di reati non gravissimi in Italia e sospettato di essere fuggito all’estero?
Fantascienza. È anche per questo lassismo giudiziario che le forze di polizia si stufano di acciuffare malviventi stranieri che dopo pochi giorni si ritrovano in strada, a commettere le stesse porcherie.
È questo contesto sbracato che spiega perché i romeni inseguiti dalla polizia di casa, o decisi a intensificare la loro attività criminale impunemente, accorrono in Italia. Le periferie di certe nostre città calamitano i malavitosi di ogni estrazione così come la Tangeri di decenni addietro calamitava ogni sorta di irregolari.
Certo, ogni tanto ci si imbatte in qualche magistrato romeno che non molla. A proposito, bisognerebbe importarne un po’ di questi giudici così tignosi da voler dare esecuzione alle sentenze. Non ai semplici proclami d’accusa.
Salvatore Scarpino