LA LEZIONE DELLA SPEZIA

Basterebbe Gianluigi Burrafato. Che, per i non addetti ai lavori spezzini, è l’ex sindaco del capoluogo del Levante che sarà con ogni probabilità il candidato della Casa delle libertà a primo cittadino della Spezia.
Fino a qualche settimana fa, la situazione della Spezia era identica a quella di Genova: una battaglia che sembrava improba. Se possibile, infatti, La Spezia è più rossa di Genova. E anche se il sindaco uscente Pagano non poteva più ricandidarsi, la campagna elettorale per eleggere il suo successore era vissuta come una passeggiata di salute dal centrosinistra.
Poi, appunto, Burrafato. Che non ha ancora sciolto la riserva. Ma che ha dalla sua una serie di caratteristiche che sembrano fatte apposta per conquistare gli elettori spezzini: viene dal Psi e non è percepito come un uomo «di destra» da una città che non è di destra. E poi, alla Spezia, è ricordato da molti come un ottimo sindaco, che ha fatto parecchie cose per la città. E poi non ha avuto paura di incrociare le lame con l’Enel. E poi è un abile affabulatore, capace di conquistare chi lo ascolta e di mettere ko nei dibattiti televisivi i suoi interlocutori. Risultato: la sua (futura) discesa in campo ha gettato nel panico il centrosinistra, che potrebbe rivedere tutte le decisioni già prese, tanto che il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, uomo fortissimo della politica spezzina, ha preannunciato che si candiderà alle primarie. Piccolo particolare: Forcieri è di Sarzana e l’idea che un sarzanese sia il salvatore della patria ulivista alla Spezia è una specie di eresia per molti, in città.
Tutta questa premessa, per dire che a Genova ci vorrebbe un Burrafato. Non un ex sindaco, certo. Visto che Campart, Cerofolini, Sansa, Merlo, Piombino e Burlando non sembrano adattarsi all’identikit di Burrafato. Ma comunque un personaggio fuori dagli schemi. Qualcuno capace di far sognare un futuro diverso per la città. Qualcuno capace di affrontare un dibattito televisivo infiammando cuori e coscienze e non facendoli assopire. Qualcuno che non sia del solito giro e nemmeno di centrodestra in senso stretto. Qualcuno che sappia uscire anche dagli schemi generazionali, magari un giovane. Qualcuno che abbia letto almeno tre libri.
Con un candidato così, il centrodestra potrebbe giocarsela con chiunque. Anche con la Vincenzi.
Basta aver voglia di cercarlo.