Lezione di vita da Gil Rossellini

È quasi uno snuff-movie: quasi, perché l'interprete è ancora vivo... Kill Gil vol. II di Gil Rossellini mostra infatti sofferenze vere, non frutto di simulazione. Presentato alla Mostra di Venezia come il Vol. I, Kill Gil vol. II è un seguito ancora più intriso di sofferenza e non per ragioni d'incasso, come si usa nel cinema «estremo». Infatti Gil Rossellini, ultimo figlio del regista Roberto, patisce delle conseguenze di una sepsi originata da una forma temibilissima di staffilococco aureo. Essa l'ha colpito alla fine del 2004 a Stoccolma, poco dopo aver partecipato alla Mostra, e ha continuato il suo percorso distruttivo anche dopo. Un ospedale specialistico svizzero ha salvato a Gil la vita, ma quella e poco più. Nel suo futuro non c'è guarire, solo patire. Dalla disgrazia però lui ha tratto la forza di vivere la cruda realtà come un'opera di fantasia. Dallo stile neoralista del padre Roberto, Gil Rossellini ha così preso spunto per volgere un impietoso sguardo su stesso, a letto, in carrozzella, sotto i ferri del chirurgo, piagato dal continuo decubito, sempre in pericolo d'intossicazione per il ricorso a oppiacei per ridurre il dolore. E se il suo nome si scrive Gil, si legge Giobbe.