Una lezione di vita a passo di danza

Perché essere straordinari quando si può essere semplicemente se stessi? Da questa intuizione, perfetta in tempi dominati dall’ansia di dover apparire, Daniel Ezralow ha forgiato il suo ultimo spettacolo Why be extraordinary when you can be yourself. Scoppiettante ed energetico elogio della normalità, tutta da ballare, tra scenografie urbane e video onirici, che terrà il cartellone del teatro Olimpico dal 12 al 24 febbraio.
Inaspettate interazioni tra la quotidianità e il sogno che la trascende prendono corpo sul palco, seducendo il pubblico con la forza della verità a cui contribuiscono le canzoni da urlo dei Beatles, Alanis Morisette, U2 e Buddy Guy. «La verità? È perfetta così com’è coi pregi e i difetti, i giorni di sole e quelli di pioggia» dice in un italiano l’artista nato a Los Angeles, ma famoso in tutto il mondo. Ma non ballerà. «Non ho più il fisico per fare certi salti - si schernisce -. Sono vecchio e la mia danza, al contrario dei pezzi che ho inserito nello show, non è mai stata troppo energica. Danzerò solo quando riuscirò a creare qualcosa di veramente speciale per me. Magari un pezzo ispirato a Chaplin».
Ballerino eccellente e istrione della coreografia in grado di appassionarsi tanto al mondo della lirica (ha creato pezzi per L’Olandese volante di Wagner) tanto al cinema (dopo aver lavorato al musical sui Beatles Across the Universe con l’amica regista Julie Taymor coreograferà il musical Spiderman il cui debutto è previsto per l’inverno 2009 a Broadway), Ezralow ha vinto la sua naturale ritrosia per i reality frequentando la popolare factory di Maria De Filippi. «Durante la promozione di Aeros, lo spettacolo che ho diretto con David Parson, mi hanno invitato come ospite alla sesta edizione di Amici. All’inizio sono stato reticente - spiega - perché non conoscevo l’atmosfera del programma, ma i ragazzi mi hanno fatto cambiare idea». Coinvolto dall’energia, dall’entusiasmo e soprattutto dalla verità dei giovani talenti italiani, Ezralow ha gettato i semi di Why proprio lì negli studi di Cinecittà. E grazie alla collaborazione con Chicco Sfondrini (un autore del programma) è nato il progetto di cui sono star anche Santo, Jessica e Roberta, ex di Amici promossi in un lampo dal set alla scena internazionale al fianco di altri sette talenti naturali allevati da Ezralow. «Attenzione a non voler diventare famosi» è stato il primo consiglio dato loro dal maestro americano «nell’arte non conta essere i primi, ma aver voglia di fare e di dimostrarlo al pubblico. Io non ho mai creduto ai numeri uno, ma ho sempre cercato la verità: che avvicina a Dio. È questa la cosa più importante».