Le lezioni americane di Pera

Si dice che nessuno sia profeta in patria, ma quello di Marcello Pera è un caso davvero singolare. Il Presidente del Senato ha un seguito popolare sempre più vasto, ma l'establishment (politico, culturale, editoriale) lo considera il “nemico da abbattere”. Le sue tesi su identità, valori, Europa, America, religione e azione politica sono idee forti, ma per il cenacolo degli intellettuali del Belpaese quelle idee devono essere espulse. Eppure proprio quelle idee che non avrebbero diritto di cittadinanza in Italia sono talmente al centro del dibattito mondiale che le Università di Yale e Georgetown, due Atenei che definire prestigiosi è riduttivo, hanno deciso di chiamare Marcello Pera a tenere una lectio magistralis su questi temi. Il Presidente del Senato cercherà di spiegare agli americani perché la decadenza dell'Europa sia lo specchio più fedele della crisi del liberalismo e, ovviamente, tornerà sul tema del meticciato culturale che ha scatenato la «vibrante protesta» delle tante anime belle che popolano maggioranza e opposizione del nostro Paese, mentre negli Stati Uniti quel dibattito politico e culturale è sempre più attuale.
Pera dopo il meeting di Rimini si è nuovamente chiuso nel buen retiro di Castagneto Carducci e sta tessendo una trama fatta di affari interni e relazioni internazionali. Nel suo entourage non si nasconde che ci si prepara alla “vendemmiata” di settembre. E giurano che sarà buona. Quel che è certo è che Pera ha ripreso a leggere e scrivere per preparare il sue lezioni a New Haven (sede della Yale University) e Washington (quartier generale della Georgetown University) e soprattutto incontrare il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, il vicepresidente Dick Cheney e il segretario di Stato Condoleezza Rice. Gli incontri al vertice e in particolare il colloquio con il Presidente Bush, serviranno per rendere ancora più saldo il rapporto speciale che Pera ha con le istituzioni americane.
Il “ciclo americano” di Pera si aprirà il 20 settembre e si concluderà il 25 dello stesso mese. Una cinque giorni che gli spin doctor del Senato stanno preparando con cura certosina. Prima della partenza Pera continuerà il suo paziente lavoro di tessitura e ricucitura delle varie anime della Cdl. Volutamente fuori da giochi correntizi, il Presidente del Senato dopo il suo intervento al Meeting di Rimini non ha lesinato critiche e consigli agli alleati. Berlusconi e Letta lo sentono costantemente, Casini non ha mai smesso di considerarlo un punto di riferimento, Fini segue con attenzione il lavoro sul piano ideologico perché sa che An deve ritrovare lo spirito della destra ma sapendo interpretare la modernità.
La legislatura si sta per chiudere, le elezioni sono dietro l'angolo, l'Udc è sul filo della rottura con gli alleati, ma Pera lavora dietro le quinte per evitare il tracollo. È arrivato il momento di levarsi più di un sassolino dalle scarpe e la settimana prossima comincerà a farlo da Gubbio, dove dall'8 al 10 settembre si terrà la quarta edizione della scuola di formazione politica di Forza Italia che vedrà la partecipazione di tutti i big del partito e del presidente del Consiglio.
In vista di quell'appuntamento Pera ha rinnovato anche in queste ore a Berlusconi e a Casini l'invito a rilanciare il percorso del partito unitario del centrodestra. Carlo Giovanardi per l'Udc e Sandro Bondi per Forza Italia saranno tra gli ambasciatori di quel messaggio nei prossimi giorni.
Pera in un'intervista che uscirà sul numero di settembre della rivista Ideazione ribadisce che «quella del partito unico resta una buona idea. Le divergenze dentro la maggioranza spesso sono dovute alla cura del proprio particolare. Un partito unico assorbirebbe meglio le spinte e le tendenze centrifughe. Inoltre i singoli partiti della maggioranza sono asfittici, privi di discussione interna, che non sia lotta tra clientele e conquiste di potere. Un partito unico innescherebbe una più sana lotta politica, infine sarebbe più credibile agli occhi degli elettori che non capiscono le tensioni interne alla maggioranza».
E proprio per questo, anche alla luce dell'escalation del conflitto tra Forza Italia e Udc e delle tensioni ormai quasi ingovernabili nella maggioranza «è stato un errore rinviare la costituzione del partito unico a dopo le elezioni, ma l'ultima parola ancora non è detta. Io credo che si dovrebbe almeno iniziare subito con un nucleo, una federazione o un'unione tra organismi dirigenti, un'assemblea unica almeno tra parlamentari, la elezione dei dirigenti nazionali comuni in vista delle elezioni, un congresso o una convenzione prima del voto. Quella, finalmente, sarebbe la sede per parlare di programmi e sciogliere il nodo della leadership che attualmente blocca tutto e forse è la scusa per non fare nulla».
Berlusconi ha cercato l’apertura sul proporzionale, Casini ha rilanciato mettendo sul piatto una posta più alta, la leadership. Pera pensa che a questo punto o si fa il partito unitario o si raccolgono i cocci. E se la Casa delle libertà dovesse bruciare e il Paese finire in mano a una sinistra senza programmi, nessuno potrà dire che il Presidente del Senato non ha parlato chiaro. Alla fine della fiera, da nemo propheta in patria, potrà sempre trovare consolazione - e ascolto - in America.