Lezioni utili da Las Vegas

Nessun sistema al mondo batte il bookmaker dal punto di vista matematico, però gli scommettitori professionisti sono vivi e lottano insieme a noi. Un mito europeo è senza dubbio l’irlandese J.P. McManus, ex azionista del Manchester United ed amico di Ferguson, che al top dell’ispirazione sull’ippica vinceva un milione e mezzo di euro a corsa (il suo regno era il Cheltenham Festival, negli ostacoli secondo solo al Grand National). I gambler che si fanno intervistare sono però negli Stati Uniti, come il famoso Joe D’Amico che sul Las Vegas Sun ha elencato i suoi comandamenti: a) Nel lungo periodo l’ambizione deve essere quella di selezionare un 55% di giocate vincenti, chi pensa di fare meglio è un illuso; b) Bisogna essere più informati della media dei giocatori: D’Amico assolda osservatori per gli allenamenti degli atleti su cui scommetterà; c) Si devono selezionare le giocate, accettando giornate senza puntare; d) Mai impegnare più dell’1% del capitale su un evento. Per certi versi la scoperta dell’acqua calda, anche perché l’unica fonte di guadagno sicura dei gambler sono i servizi informativi telefonici o via web: la All American Sports Information, cioè l’azienda con cui collabora D’Amico, vende i consigli per le partite NFL a 1500 dollari a stagione. Non necessariamente una truffa, ma di sicuro è un mercato frequentato solo da scommettitori professionali. L’unica lezione valida è che tutti possono vincere senza sistemi miracolosi, solo con la conoscenza delle singole discipline e comprendendo la filosofia dei bookmaker.
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