«Li voglio di 14 anni e con problemi» Il gip lascia in cella il parroco di Sestri

Genova«Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano anche dei problemi di famiglia». Don Riccardo Seppia, il prete arrestato venerdì sera a Genova con l’accusa di abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, non sa di essere ascoltato dai carabinieri del Nas che indagano su di lui ormai da un anno. Si lascia andare e parla al cellulare con il suo pusher, un «adescatore» nordafricano che si muoveva tra Fiumara e il centro storico per procurargli droga e ragazzini con i quali intrattenersi poi in incontri intimi. In cambio, la promessa di una dose di cocaina, in alternativa una banconota da 50 euro. Tre giorni dopo lo scandalo del parroco di Sestri Ponente, emergono nuovi e raccapriccianti particolari dalle intercettazioni telefoniche riportate nelle 40 pagine di ordinanza emessa dal gip milanese, Maria Vicidomini che ha disposto l’arresto del religioso.
Ieri durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Marassi, don Riccardo si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Annalisa Giacalone, ma il legale, l’avvocato Paolo Bonanni ha fatto sapere che «laddove vi siano delle contestazioni che trovino conferma nelle risultanze investigative, don Seppia è disposto a collaborare». A suo carico ci sarebbero almeno cinquanta messaggi e altrettante telefonate al vaglio degli inquirenti definite «inequivocabili» e che confermerebbero i rapporti tra il prete e altri due spacciatori genovesi. Ma poi ci sono anche gli interrogatori dei ragazzi destinati ad aggravare la sua posizione. In primo luogo, quello del chierichetto di 16 anni - nei prossimi giorni verrà sentito un altro minore - al quale il prete avrebbe dato un bacio in bocca e che ieri, ascoltato dai pm, ha confermato la violenza. E mentre don Seppia resta in carcere per «pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove», le famiglie delle vittime stanno valutando di costituirsi parte civile e di farsi rappresentare da uno stesso avvocato.