Libano, accordo all’Onu sul cessate il fuoco

Solo ieri 250 incursioni e 4.000 colpi d’artiglieria. Altri tre morti in Galilea e gli arabi adesso si ribellano: «Maledetti hezbollah»

Marcello Foa

Il successo formale è della Francia: la risoluzione dell’Onu che chiede la «cessazione totale delle ostilità in Libano» porta la firma dell’Eliseo; ma la vittoria sostanziale è degli Stati Uniti. E di Israele. Perché il testo che verrà votato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite oggi o al più tardi domani, concede allo Stato ebraico il diritto di rispondere a eventuali attacchi degli Hezbollah. L'ambasciatore americano al Palazzo di Vetro John Bolton, parlando al termine della riunione, si è detto «incoraggiato» dalla risposta dei membri del Consiglio. La risoluzione, ha continuato Bolton, è stata accolta positivamente e nessuna delle obiezioni sollevate durante la sessione costituirebbe una pregiudiziale in vista dell'approvazione. Tra le obiezioni però c’è quella del premier libanese Fuad Siniora che ha definito «inadeguata la bozza che non realizza gli obiettivi che si erano prefissati», spalleggiato un attimo dopo da Nouhad Mahmoud, inviato al Palazzo di Vetro del ministero degli Esteri libanese, che ha spiegato: «Vogliamo che sia eliminato il riferimento esplicito al Capitolo VII della Carta dell'Onu, quando si parla della forza di interposizione internazionale. Ci sono altri strumenti per rafforzare una forza Onu, senza la necessità di ricorrere al Capitolo VII». Che fa riferimento esplicito all'uso della forza per sorvegliare l'applicazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. La forza Onu, secondo il testo presentato da Francia e Stati Uniti, avrebbe il compito di sostenere le forze libanesi nel disarmo delle milizie sciite di Hezbollah. Sulle critiche libanesi Bolton ha preferito comunque glissare.
In ogni caso il premier britannico Blair ha parlato di «passo vitale» e ha pronosticato una tregua entro un paio di giorni. Ma i miliziani sciiti hanno subito dichiarato che smetteranno di sparare solo dopo il ritiro delle truppe israeliane e il portavoce Tony Snow ha dichiarato che Bush è «lieto» della notizia, ma ha avvertito che non bisogna farsi illusioni e che ci vorrà ancora del tempo.
Come per ogni compromesso la bozza della risoluzione ricorre ad alcuni artifizi semantici. Il testo lancia un appello «a un pieno arresto delle ostilità», e dunque non a uno stop immediato e incondizionato come invece chiedevano la Francia, la Ue e tutti i Paesi arabi. Tuttavia subito dopo si specifica che deve essere «basato su un’immediata cessazione sia del lancio di razzi da parte dei guerriglieri sciiti, sia dell’offensiva militare israeliana». L’onore di Parigi è salvo.
Più concreti sono altri passaggi dell’accordo. Uno in particolare, quello concernente la forza di interposizione: in questo caso sono gli Usa - e tramite loro Israele - ad aver fatto un passo indietro. Nei giorni scorsi il premier israeliano Ehud Olmert aveva dichiarato che avrebbe cessato il fuoco solo al momento del dispiegamento in Libano del contingente multinazionale, il quale dev’essere formato da unità combattenti (in grado di disarmare Hezbollah). Ma ora l’accordo prevede che siano i Caschi blu dell’Unifil a monitorare la fine degli scontri: il nuovo contingente arriverà solo dopo che Gerusalemme e il Libano avranno raggiunto un’intesa «per rendere permanente il cessate il fuoco e trovare soluzioni di lungo periodo».
Il governo israeliano ha reagito positivamente. Un ministro ha definito il testo «molto importante», lasciando intendere che la possibilità di attaccare Hezbollah in caso di violazione della tregua è considerata una garanzia più che adeguata. Anche perché il Palazzo di vetro è disposto ad assecondare altre richieste di Gerusalemme. Innanzitutto: è prevista la creazione di una zona cuscinetto dal confine israeliano al fiume Litani. In secondo luogo: Hezbollah dovrà rinunciare al proprio arsenale. E ancora: verrà proclamato un embargo sulla vendita di armamenti a qualunque fazione libanese al di fuori delle Forze armate ovvero si impedirà formalmente a Iran e Siria di continuare e rifornire i miliziani del Partito di Dio. Israele è soddisfatta. L’Italia, questa volta, anche. Il ministro degli Esteri D'Alema ha espresso la sua «apprezzamento» per l’intesa all’Onu.