Libano Plastico alla base italiana Si indaga non solo per terrorismo

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Lavoravano dal 2006 per i Caschi blu italiani i due libanesi a bordo del camion della spazzatura con del sospetto esplosivo, diretto all’interno della nostra base di Tibnin. I due fermati si occupavano delle pulizie nel quartier generale del settore ovest della missione Onu nel Libano meridionale. Almeno sei piccoli apparenti panetti di plastico, sui quali bisogna attendere le analisi di conferma, erano stati celati nel vano degli attrezzi. Li ha scoperti, ieri mattina, il fiuto di California, un dobermann femmina, del 3° Reggimento Guastatori di Udine.
I due sospetti sono stati prelevati dalle forze di sicurezza libanesi per venire interrogati. Bisogna capire prima di tutto se erano a conoscenza del presunto esplosivo a bordo. Qualcun altro, notando che entravano ogni giorno nella base, potrebbe averlo nascosto. Se fosse così all’interno del complesso ci potrebbero essere degli infiltrati con il compito di recuperare l’esplosivo ed utilizzarlo per un eventuale attentato. Anche una piccola quantità di plastico può far danni se prende di mira un deposito di benzina o una santabarbara. Un’altra ipotesi, non legata al terrorismo, è che la faccenda sia una provocazione ordita dai concorrenti, che volevano soffiare l’appalto a chi gestisce la raccolta delle immondizie.
In ogni caso non mancano i pericoli per i 2.100 Caschi blu italiani. Oltre ad Hezbollah e i gruppi di estremisti palestinesi annidati nei campi profughi, ieri è saltata fuori una nuova formazione armata. Il leader sciita Ali Mohammed al Husseini ha annunciato la nascita della resistenza araba islamica, gruppo rivale di Hezbollah. La nuova formazione minaccia lanci di razzi contro Israele e giura di avere 3mila uomini in armi.