Libano A pochi giorni dalle elezioni sgominata una rete di spie israeliane

Una decina di cellule composte da una quarantina di 007 israeliani arrestati in Libano negli ultimi due mesi culminate con il fermo di un generale di Stato maggiore dell’esercito libanese accusato di «spionaggio»: sono questi numeri, riportati dalla stampa libanese, a dare le dimensioni di un clamoroso smacco del Mossad, il servizio segreto esterno d’Israele. A pochi giorni delle decisive elezioni parlamentari del 7 giugno nel paese dei Cedri, lo «scandalo» potrebbe spianare la strada a una vittoria degli Hezbollah. Nelle ultime settimane non passa un solo giorno in Libano senza che venga data notizia dai media arabi dello smantellamento di «una nuova cellula di spie» con accuse circostanziate e sostenute da un lunghissimo corollario di fotografie che mostrano strumenti high-tech trovati in mano agli arrestati. E stando a fonti vicine agli Hezbollah, l’elemento «decisivo» per il «collasso» della rete del Mossad, «è stata la sofisticata attrezzatura Usa, fornita alle Forze di sicurezze interne (Isf)» che doveva servire, nelle intenzioni di Washington, a tenere sotto controllo gli agenti siriani e gli Hezbollah. Il Paese è al culmine di una campagna elettorale che vede come protagonisti due schieramenti nettamente opposti: uno pro occidentale e uno contro. Come a dire: «Il terribile errore di Israele» favorito da 410 milioni di dollari di forniture Usa, starebbe per consegnare il Libano nelle mani del Partito di Dio sciita, emanazione diretta del nemico giurato; gli ayatollah di Teheran.