Libano, scontri e violenze Siniora: "Hezbollah ha superato ogni limite"

Dall'alba manifestazioni e blocchi nella capitale libanese contro l'esecutivo, considerato troppo moderato e filo-occidentale. Chiuso l'aeroporto, bloccate le vie di comunicazione interne. Scontri e spari: cinque morti e un centinaio di feriti. Siniora condanna le proteste: "Sembra di rivedere la guerra civile"

Beirut - Sangue, blocchi stradali e caos hanno ripiombato il Libano sull'orlo della guerra civile nel giorno dello sciopero generale proclamato da Hezbollah. È di almeno cinque morti e oltre 110 feriti il bilancio dei disordini scoppiati a Beirut e in molte altre città del Paese nel corso delle manifestazioni indette dal leader dei miliziani sciiti, Sayyed Hassan Nasrallah, per protestare contro la politica estera ed economica del governo di Fuad Siniora e chiedere elezioni anticipate. Hezbollah fa sapere che lo sciopero potrebbe proseguire nei prossimi giorni.

Forze dell'ordine L'esercito e la polizia hanno tentato di separare le due fazioni ma un po' ovunque ci sono stati lanci di pietre e sparatorie, con almeno 45 feriti da armi da fuoco. Un militante delle Forze libanesi che sostengono Siniora è stato ucciso a Batroun, a nord di Beirut. Altri due morti a si sono registrati a Tripoli, città portuale del sud a maggioranza sunnita. Gli scontri più gravi sono avvenuti nelle città cristiane di Byblos e Halba. A Halba sostenitori del governo si sono scontrati con seguaci del Partito Nazionalista Sociale Siriano, alleato di Hezbollah.

Barricate I militanti di Hezbollah e delle altre forze filo-siriane come i cristiano-maroniti fedeli al generale Michel Aoun hanno eretto barricate lungo le maggiori arterie del Paese, bloccando i collegamenti e isolando i principali porti e l'aeroporto internazionale di Beirut. La reazione dei sostenitori del governo ha provocato in molti casi vere e proprie battaglia in strada. Nel quartiere cristiano di Nahr al-Mut l'esercito è dovuto intervenire sparando in aria per disperdere i militanti del partito filogovernativo delle Forze libanesi (Fl) che tentavano di assalire i rivali della Corrente patriottica libera, alleata di Hezbollah. A molti incroci i dimostranti hanno eretto barricate con cataste di detriti e rifiuti, ammassando pneumatici ai quali hanno poi appiccato il fuoco.

Siniora Il premier Fuad Siniora ha rinviato la partenza per Parigi dove giovedì parteciperà alla Conferenza internazionale sul Libano e sulla giornata ha commentato con un laconico: «Hezbollah ha passato ogni limite». Siniora ha poi aggiunto che «l'esplosiva situazione» in Libano «richiede un immediato decreto» del presidente della Repubblica, il filosiriano Emile Lahoud, per «convocare una sessione straordinaria del Parlamento» al fine di «trasferire le questioni che ci dividono dalle strade alle aule parlamentari». «Siamo pronti a discutere per trovare soluzioni a tutte le questioni controverse», ha concluso Siniora, secondo il quale le «attuali proteste di piazza violente e terrorizzanti comportano grandi pericoli».

Fronte anti-siriano Dure accuse sono state lanciate dal fronte anti-siriano. «Questo non ha niente a che fare con la democrazia o la libertà, questo è stato trasformato in un colpo di Stato, è una rivolta in ogni senso del termine», ha denunciato Samir Geagea, il capo delle Forze cristiane libanesi che ha anche criticato la passività delle forze dell'ordine. «Gli agenti collaborano e proteggono i dimostranti anzichè aprire le strade e proteggere i cittadini che vogliono andare a lavorare», ha lamentato. L'ex deputato Fares Sahd, figura di spicco del campo anti-siriano, ha invitato le forze governative a «non partecipare a questo palese colpo di Stato». «Se le forze di sicurezza continueranno a non fare il loro dovere - ha avvertito - lo farà la gente».