Libano, soldati italiani sotto attacco: 6 feriti

Sei caschi blu italiani sono rimasti feriti ieri in Libano in un attentato contro il convoglio su cui viaggiavano. Due militari sono in gravi condizioni. «Uno è stato ferito al volto e rischia di perdere un occhio. L’altro alla carotide ed è stato già operato», ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Nell’attacco feriti anche tre civili libanesi. Il veicolo della missione Unifil, la forza di interposizione che monitora il confine con Israele, è saltato in aria mentre percorreva l'autostrada costiera che da Beirut porta verso la città di Sidone, nel sud del Paese. La bomba, piazzata dietro una barriera di cemento lungo il ciglio della strada, ha causato una fortissima esplosione. In un primo tempo, la televisione satellitare saudita Al Arabiya, aveva parlato del decesso di un soldato italiano. Poi il bilancio è stato ridimensionato. Ma l’attacco è stata l’occasione per il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini di ricordare «il decisivo contributo alla stabilità di una della aree più sensibili del Medio Oriente» della controversa missione Unifil. In un secondo tempo, Frattini ha spiegato ai giornalisti che l'Italia è intenzionata a ridurre la presenza del suo contingente in Libano.
La missione Unifil è iniziata nel 1978, quando le truppe israeliane sono entrate per la prima volta nel Sud del Libano. Nel 2006, al termine del conflitto tra Israele e Hezbollah, la missione è stata ampliata. Il contingente italiano, con i suoi 1.780 soldati, è il più numeroso. Dal conflitto del 2006, ci sono stati altri attacchi ai caschi blu sul confine. Nel 2008, una bomba lungo il ciglio della strada ha colpito un convoglio Unifil ferendo alcuni soldati. Nel giugno 2007, un'esplosione ha ucciso sei caschi blu, tra cui tre spagnoli.
L'attacco al convoglio italiano è arrivato proprio nel giorno in cui l'Unifil celebrava la giornata internazionale dei peacekeeper delle Nazioni Unite, morti in servizio. Il primo ministro ad interim del Libano, Najib Mikati, ha condannato l'attentato, ma la debolezza del suo governo e l'instabilità politica del Libano non aiutano le sorti della missione nel Sud del Paese e il fragile equilibrio lungo il difficile confine con Israele. Nessun gruppo ha finora rivendicato l'azione. Nell'area meridionale del Libano sono attivi piccoli gruppi fondamentalisti legati ad Al Qaida, che crescono e si muovono nei campi profughi palestinesi più difficili, come quello di Ain El Hilweh, vicino a Sidone. E proprio ai primi di aprile, l'intelligence libanese aveva parlato della possibile infiltrazione di jihadisti nel Paese.
Il Sud del Libano è anche roccaforte delle milizie sciite di Hezbollah, gruppo armato legato al regime siriano di Bashar El Assad, sempre più in bilico a causa delle rivolte. Ieri, in diverse parti della Siria, i manifestanti sono scesi in strada per protestare contro il governo e chiedere riforme, nella decima settimana di dissenso e repressioni. Otto sarebbero i morti, in seguito all'intervento delle forze armate. E tra gli esperti di Medio Oriente, c'è chi ha letto l'attacco come una risposta al sostegno dei leader occidentali - riuniti al G8 in Francia - alle primavere arabe e soprattutto alle loro forti prese di posizione in favore delle riforme a Damasco, contro il regime di Assad.