Libano, terra senza pace nei ricordi di un’esiliata

È più che mai attuale in questi tempi di conflitti in Medioriente il libro «Lettere da una straniera. Da Beirut a Parigi: diario di una vita altrove» di Barakat Hoda (Ponte alle Grazie, traduzione di Samuela Pagani, pp. 132, 12 euro). Nel 1989 la guerra civile che ha insanguinato il Libano per tre lustri entra nel suo ultimo anno. Tra gli emigranti che lasciano il paese martoriato in cerca di un futuro c'è anche la giovane Hoda Barakat. A distanza di anni, ricostruitasi con la famiglia una nuova vita a Parigi, la scrittrice affida a una serie di articoli pubblicati sul giornale arabo al-Hayat tra il 2001 e il 2002 dei piccoli squarci sulla propria vita in esilio. Emergono così i difficili rapporti con gli altri espatriati, segnati dall'imbarazzo e dalla vergogna per un Paese che non ha saputo scegliere la pace; e insieme l'attaccamento tenace al filo dei ricordi, affollati dai volti e dalle voci di un passato in cui era ancora possibile vivere all'ombra dei cedri. Tutto in una continua riscoperta del proprio saldo radicamento nel popolo e nella cultura libanese.