Libera dopo 4 giorni l’italiana rapita ad Haiti

Forse pagato un riscatto. Dopo il rilascio la donna ha scoperto che il marito è stato ucciso

Manila Alfano

Quando Gigliola ha visto la luce al di là della sua prigione deve aver tirato un gran sospiro di sollievo.
Finalmente è finita, finalmente libera. Anche questa volta l’ha scampata. Come a giugno di un anno fa le sue preghiere sono state esaudite. Questa volta come allora il sequestro era a scopo di estorsione, ma gli sforzi congiunti della famiglia, delle ambasciate e della polizia l’avevano tirata fuori in meno di 48 ore. Questa volta il sequestro è durato di più, quattro interminabili giorni, ma alle 8 di sera di giovedì è stata rilasciata.
E invece, una volta a casa la notizia peggiore: «Guido non ce l’ha fatta». Questo è quello che Gigliola Vitiello, 63 anni, rapita lunedì notte ad Haiti si è dovuta sentir dire. Lei fruga disperatamente nella memoria, alla ricerca di qualche dettaglio o immagine per tentare di ricostruire i passaggi di quella sera, da quando cioè un commando armato aveva fatto irruzione in casa per rapirla, ma non ricorda. Nemmeno il tempo di dirgli ciao.
Ora sa che il marito è stato legato ad una sedia e picchiato, finito barbaramente con un colpo di pistola al volto, lo hanno soccorso i famigliari, ma era troppo tardi, lo hanno portato di corsa all’ospedale ma non c’è stato più niente da fare.
Gigliola è stata visitata da un medico che le ha somministrato dei sedativi. «Le condizioni della signora - dice l’ambasciatore italiano a Santo Domingo incaricato dalla Farnesina di seguire la vicenda, Guido Ricciardi - sono buone. Certamente è provata per questi quattro giorni e soprattutto è provata psicologicamente per la perdita del marito. Devo dire - commenta - che questi attacchi sono particolarmente dolorosi per le vittime, oltretutto l’impressione è che non appena ci siano reazioni, queste persone non esitino a sparare». Guicciardi riferisce di aver già sentito i parenti della donna «molto brevemente» e tuttavia, aggiunge, «vorrei mettermi in contatto nuovamente per avere altri dettagli e per potermi anche congratulare con loro perché la famiglia si è comportata molto bene a mio parere. È stata molto unita. La famiglia si è mossa con grande abilità e capacità, riuscendo a risolvere il problema rapidamente». Infatti, dalle poche indiscrezioni che trapelano, per la liberazione della donna la famiglia, che ha sviluppato varie attività commerciali sull’isola, avrebbe pagato un riscatto, esattamente come era successo per il primo sequestro, anche se la notizia non è stata confermata né dalla polizia né da fonti diplomatiche.
Secondo le prime ricostruzioni la donna sarebbe stata ceduta dai suoi rapitori ad un’altra banda, che è giunta ad un accordo con i famigliari, negando ogni responsabilità on merito all’uccisione del marito, i cui funerali dovrebbero svolgersi entro domenica nella capitale.
Intanto la polizia haitiana ha arrestato tre persone. Il direttore della giudiziaria, Michel Lucius, ha riferito alla stampa che i tre sono presumibilmente membri della banda che ha rapito la donna e ucciso il marito Guido di 80 anni.
L’ambasciatore ha invitato gli italiani a non recarsi nel Paese a causa del perdurare delle «difficili condizioni di sicurezza» nonostante la presenza di una forza internazionale. «In questo momento sconsiglierei caldamente di recarsi ad Haiti. La situazione sul terreno è complessa e ci sono forti rischi per la popolazione civile».