"Via libera agli abusivi? L’assessore lasci"

Firme e sit-in, mobilitazione del Pdl contro la Castellano, che ha dato l’ok all’occupazione degli alloggi Aler

Il Pdl è pronto a raccogliere le firme e a portare «i milanesi onesti in piazza». Quelli che, magari da anni, aspettano in lista d’attesa la casa popolare, senza farsi sponsorizzare dai centri sociali per ottenere la scorciatoia. É ancora lunga la fila, circa 17mila famiglie. Quasi 1.500 sono invece gli alloggi occupati da abusivi «storici». Come gli irregolari del quartiere San Siro che lunedì sera protestavano con gli autonomi del Cantiere davanti a Palazzo Marino. Hanno chiesto col megafono (e ottenuto) dall’assessore alla Casa che li ha raggiunti uno stop agli sgomberi almeno fino a novembre. Lucia Castellano ha ammesso che sì, occupare per necessità «non è un reato». E dopo queste dichiarazioni-choc il centrodestra vuol portare in piazza i «milanesi perbene». Il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli giudica «gravissime» le dichiarazioni dell’assessore, «sono un incentivo all’abusivismo, riveda la sua posizione o chiederemo le dimissioni e raccoglieremo firme tra le famiglie che rispettano le regole, ma anche tra i residenti dei quartieri popolari. Ci aspettiamo che il sindaco prenda provvedimenti, è evidente che il suo assessore è inadeguato al ruolo. Se non ci saranno passi indietro inviteremo le famiglie a manifestare in piazza. Non possono vincere quelli che non rispettano le regole, magari perchè hanno fatto un patto con Pisapia prima delle elezioni e ora presentano il conto».
Ma persino il Pd è imbarazzato dalle parole dell’assessore. Già si sollevò un polverone quando la Castellano il 20 giugno, durante il primo consiglio comunale dell’era Pisapia, uscì a rassicurare gli stessi occupanti abusivi in piazza Scala. Dopo il bis, la capogruppo del Pd Carmela Rozza «senza voler attaccare personalmente nessuno» invita caldamente «gli assessori a riflettere fino a dieci prima di parlare». La Castellano col megafono insieme a no global e irregolari? «Ha sbagliato ad andare a parlare con i comitati che difendono le occupazioni abusive». Precisa la Rozza, ex presidente storica del Sunia, il sindacato degli inquilini delle case popolari, che «i delinquenti devono essere cacciati via subito dai quartieri popolari», e «la priorità nell’assegnazione delle case va ai cittadini perbene». Come dire, la necessità riguarda anche i 17mila che aspettano in fila da anni le chiavi senza colpi di mano.
«Occupare è un reato» afferma il sindaco Pisapia, «ma in caso di sgombero bisogna distinguere tra delinquenti e irregolarità amministrative». Prova a spazzare via le polemiche, «dubito fortemente - sostiene -, vista la professionalità e gli studi giuridici dell’assessore Castellano, che possa aver pronunciato il contrario, se non specificando che occupare abusivamente è un reato, ma come prevede la legge regionale in caso di sgombero bisogna distinguere tra i delinquenti e quelli che sono presenti per irregolarità amministrative in una casa che non è di loro competenza e che devono essere accompagnati in un’altra abitazione come prevede l’attuale normativa».
I distinguo però non accontentano nemmeno l’Italia dei Valori. «La teoria è affascinante ma la realtà è un’altra cosa - fa presente il consigliere provinciale Luca Gandolfi - e non è così facile distinguere tra occupazioni di necessità e malavita. Potrei portare molti esempi ma ne menzionerò uno che risale a quando ero consigliere di Zona 5 ed ero andato a casa di una signora che abitava al quartiere Stadera. Viveva con il figlio ed essendo senza lavoro con un figlio minore a carico era riconducibile a una situazione di necessità economica. Il marito era in carcere e il figlio, tossico, spacciava nel quartiere per potersi permettere la dose quotidiana. Mi domando: come classificherebbe l’assessore questo caso: di necessità o di criminalità?». A Milano, sintetizza l’assessore regionale Pdl alla Sicurezza Romano La Russa, «come temevamo, chi vorrà una casa popolare dovrà dimostrare di frequentare le sedi di certi partiti o i centri sociali, le persone perbene si mettano in coda».