Via libera alle fregate italo-francesi Fremm

Dal governo i mezzi per avviare il programma: 2 miliardi in 3 anni

Andrea Nativi

da Riva Trigoso (Genova)

Via libera alle fregate italo-francesi Fremm. Il governo ha trovato, attraverso un complesso schema di accensione di mutui garantiti dal ministero delle Attività produttive, le risorse necessarie per consentire alla marina militare italiana di avviare il programma. Si tratta di una prima tranche di 2,1 miliardi - spalmati su tre anni, 2006-2008 - dei quali circa 1,5 miliardi saranno utilizzabili per finanziare la costruzione delle prime due unità, su un totale di 10 previste per l’Italia. Le due navi costano circa 750 milioni, ai quali si aggiungono oltre 400 milioni di costi non ricorrenti di ricerca e sviluppo e almeno 300 milioni di supporto logistico iniziale. Il costo complessivo del programma, includendo anche l’armamento missilistico delle navi, è stimabile invece in circa 6 miliardi.
A beneficiarne sarà tutta l’industria della difesa nazionale, a cominciare da Fincantieri e da Finmeccanica. Avio poi sembra essersi davvero aggiudicata la fornitura delle turbine che equipaggeranno tutte le 27 unità, un business da circa 300 milioni. A questo punto si può recuperare il rapporto con la Francia, pronta a piazzare un primo ordine da 3,5 miliardi per 8 delle 17 fregate destinate alla sua marina e che aveva minacciato di procedere autonomamente, anche se questo avrebbe comportato un aumento dei costi di almeno il 20%. Perché il pregio della cooperazione, come ha rilevato il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, è proprio quello di consentire economie di scala.
La buone notizie sono arrivate mentre negli scali Fincantieri di Riva Trigoso si procedeva al varo tecnico del cacciatorpediniere Andrea Doria, prima di due unità tipo Orizzonte, anche queste realizzate insieme alla Francia. Si è trattato in realtà di un «mezzo» varo, perché le maestranze hanno bloccato l’operazione, protestando contro le incertezze del programma Fremm. E il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Sergio Biraghi, ha fatto notare che «senza queste navi si rischia di affondare la Marina... e i cantieri». L’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha però rassicurato cliente e maestranze e ha poi confermato che per unità come le Fremm c’è già un notevole interesse internazionale.