Libera anche un’assassina di suor Mainetti

Veronica Pietrobelli, una delle tre ragazze condannate per l’omicidio satanista, ha già beneficiato della clemenza. Presto la seguirà una complice

Barbara Benini

da Milano

Era ancora minorenne quando, con la complicità di due amiche, la sera del 6 giugno del 2000 uccise a coltellate suor Maria Laura Mainetti. Ora, Veronica Pietrobelli di anni ne ha 23 e, grazie alla recente legge sull’indulto approvata dal Parlamento, nei giorni scorsi è tornata completamente libera, chiudendo quindi una volta per sempre la sua vicenda giudiziaria, che l’aveva vista condannata in secondo grado a otto anni e sei mesi. Una mitezza di pena che all’epoca suscitò molte critiche, anche perché in stridente contrasto con l’efferatezza del delitto, avvenuto nel Parco delle Marmitte Giganti di Chiavenna, e con l’inquietante e morboso contesto nel quale si consumò. Dopo l’arresto, infatti, le tre omicide dichiararono di avere assassinato suor Mainetti «in nome di Satana», collocando l’evento in un quadro fatto di riti satanici.
Ora, la liberazione della ragazza certamente non mancherà di suscitare polemiche. Esattamente come ne aveva suscitate il fatto che la Pietrobelli fosse stata la prima delle tre omicide a poter lasciare il carcere, circa un anno fa. Dopo la scarcerazione era stata trasferita in una comunità rieducativa della zona della Nomentana, a Roma, ottenendo anche il permesso di svolgere attività in una scuola materna, seppur senza compiti educativi, due volte alla settimana.
Adesso, grazie all’indulto, la ragazza è completamente libera, senza più alcun vincolo e con la piena possibilità di reinserirsi nella società.
Ma non finisce qui. Perché presto anche Milena De Giambattista potrà lasciare la comunità di don Mazzi a Grezzana, in provincia di Verona, che la ospita da alcuni mesi. A Milena era stata inflitta la stessa pena toccata a Veronica e può quindi anche lei godere allo stesso modo dei benefici dell’indulto.
Delle tre ragazze, in prigione resterebbe quindi soltanto Ambra Gianasso, riconosciuta dal tribunale come la mente dell’omicidio e detenuta nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. La condanna più pesante inflitta alla Gianasso, dodici anni e quattro mesi, rende lontana per lei l’ipotesi di libertà.
Perplessità circa queste scarcerazioni esprimono prima di tutto coloro che sono stati più direttamente coinvolti dal lutto per suor Mainetti. «Quelle ragazze io le ho già perdonate da tempo - dice Amedeo Mainetti, fratello della religiosa uccisa - ma non credo sia giusto che dopo così poco tempo possano tornare in totale libertà. Se vogliamo parlare di satanismo, allora dico: l’indulto è satanico. È giusto che queste ragazze possano reinserirsi nella società, ma sono davvero pronte per farlo?».
Anche il prevosto di Chiavenna, prima vittima designata, si chiede se «effettivamente Veronica e Milena siano pronte per affrontare la libertà. Quando si cominciò a parlare di indulto auspicai che, per il loro bene, terminassero almeno il periodo rieducativo nelle strutture alle quali erano state affidate. Credo che sia prematuro rimetterle in libertà ora».
Ma chi le sta vicino, sostiene che Veronica sia completamente cambiata, che abbia compreso l’atrocità del suo gesto e che, pentita, abbia un grande desiderio di riprendere una vita normale.