Via libera di Bossi alla federazione

da Roma

Forse non se l’aspettava neanche Silvio Berlusconi. Che lanciato nuovamente il «sogno» del Partito della libertà in chiusura della tre giorni azzurra a Gubbio si ritrova il sostanziale via libera di Gianfranco Fini («si passi ai fatti») e una decisa apertura di credito di Umberto Bossi. Che ribadisce il suo «no» al soggetto unitario, ma raccoglie l’invito del Cavaliere all’ipotesi di una federazione. «Il partito unico con Michela Brambilla - dice il Senatùr durante una riunione con i vertici veneti del Carroccio - può darsi che sia un tentativo di prendere qualche nostro voto, anche se è sempre difficile sottrarci preferenze. Comunque, a noi un soggetto unitario non interessa mentre ci va bene la federazione». Il leader della Lega - che ieri vicino Treviso ha assistito per due ore alla messa cantata in latino officiata da De Galarreta, uno dei quattro vescovi ordinati dallo scomunicato Lefebvre - esclude poi la possibilità che il Pd possa in futuro pescare tra l’elettorato moderato come aveva ipotizzato l’ex ministro Giuseppe Pisanu. «Non sono d’accordo con lui, questo rischio non c’è», dice Bossi. Da Forza Italia è Sandro Bondi a confermare l’intenzione di «seguire con convinzione, determinazione e coraggio, ma senza accelerazioni e forzature, la via della federazione come passaggio intermedio verso un partito unitario». Questo, gli fa eco il senatore azzurro Gaetano Quagliariello, è «il modo più saggio». La federazione, aggiunge, «dovrebbe passare anche per i gruppi parlamentari». E anche dal Nuovo Psi - che nel suo appello di Gubbio il Cavaliere aveva chiamato direttamente in causa insieme ad An, Udc, Nuova Dc e a «tutte le forze liberali» - arriva il via libera del segretario Stefano Caldoro.
Sul fronte An, invece, mentre Daniela Santanchè auspica che «in futuro» i suoi circoli D-Donna «possano federarsi con quelli della Brambilla e di Dell’Utri», il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa si impegna a contattare già oggi Fabrizio Cicchitto per Forza Italia, Roberto Calderoli per la Lega e Gianpiero D’Alia dell’Udc per «trovare una posizione comune» sulle riforme costituzionali «in vista della scadenza della presentazione degli emendamenti in Commissione». E sul punto pure Bossi auspica un’intesa. Così, rispondendo al Cavaliere che dice di sperare nelle elezioni in primavera, il leader del Carroccio ribatte che a suo avviso «sarà difficile» e che al momento preferisce «parlare di legge elettorale». Scettico, invece, il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi, secondo il quale «Unione e Cdl non riusciranno a trovare una sintesi».
Dalla maggioranza, però, arriva l’apertura del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Luciano Violante. «Auspico le riforme con tutto il centrodestra - spiega l’esponente dei Ds - e vanno bene tutti e tre i punti di Gemonio. Ma se la Cdl non dovesse starci, su riforme minime che garantiscono al governo di potere andare avanti, il centrosinistra farà da solo».