Come Libera? Dài, non scherziamo

Stavolta l'ho guardato a lungo l'Ambrogio, anziano tifoso interista mai contento: quando, a due minuti dalla fine, Quaresma ha calciato in piazzale Lotto la palla della vittoria sul Torino, lui è spuntato dal secondo anello rispolverando come in un sonetto tutti gli insulti dall'epoca di Giacomo Libera fino ai giorni nostri. Rosso come un tacchino, la vena del collo come un cavo d'acciaio, lo storico cuscinetto effigiato Mario Corso deformato sotto l'ascella: lì lo spettacolo è finito sugli spalti! L'Inter non è ottava in classifica a rischio Intertoto, ma prima con un vantaggio sulle inseguitrici che la scorsa estate avrei firmato in bianco! Ma io lo capisco, l'Ambrogio. Quando gira male dal precampionato ci si rassegna, ma quando servirebbe solo un briciolo d'impegno in più per l'optimum, l'Ambrogio va in bestia. Purtroppo l'Inter di Mourinho per filare davvero ha bisogno di un calcio nel sedere e la sconfitta della Juventus nell'anticipo ha fatto da camomilla. Insomma per essere martelli come a Catania, serve un altro choc, magari con polemiche a raffica. E l'Ambrogio ha gironzolato attorno a San Siro fino a tarda sera inveendo contro Quaresma, imbacuccato nello sciarpone nerazzurro sul loden d'epoca trapuntato, mentre il nevischio tra la nebbia scavava senza pietà il suo volto ancora paonazzo. Dài Ambrogio, sei sempre capolista!
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