Il via libera (e i veti) a Monti

Restano i no su patrimoniale e reintroduzione dell’Ici. Il Cav pensa che il futuro dell’economista sia al Quirinale

Roma Più che parlare il Cavaliere ascolta. In quasi tutti gli incontri e i vertici della giornata, compreso quando Alfano, Cicchitto e Gasparri vanno a Palazzo Grazioli per fare il punto sul loro faccia a faccia con Monti. Il sostegno al presidente del Consiglio incaricato è fuor di dubbio, anche se il Pdl è stato netto nel chiedere che non si reintroduca l’Ici e che non ci sia alcuna patrimoniale. Sono state due bandiere del centrodestra per anni e sarebbe difficile sostenere in Parlamento provvedimenti simili.

Il punto che ha a cuore Berlusconi, però, è quello della composizione della squadra di governo. E a tarda sera il borsino dice che sia Gianni Letta che Amato - grazie al veto del Pd sul primo - non dovrebbero entrare nell’esecutivo. Un fatto di cui il Cavaliere non è per nulla dispiaciuto. Pur avendo dato la sua disponibilità a un ingresso del suo uomo più fidato, infatti, Berlusconi sa bene che questo complicherebbe di molto le cose. Non solo all’interno del Pdl, ma anche nei rapporti con la Lega - che con il governo Monti non vuole avere nulla a che fare - e con un elettorato di centrodestra che non sembra entusiasta della «grande ammucchiata» con il Pd.

Le cose, insomma, sembrano andare nella direzione più gradita al Cavaliere, anche se a Palazzo Grazioli c’è chi non esclude la possibilità di un blitz mattutino del premier incaricato con la sponda del Quirinale. «Se Monti decidesse di inserire Letta e Amato in squadra - dice un ministro - voglio vedere come fanno Pdl e Pd a sfilarsi». Ipotesi, questa, che resta però solo sullo sfondo. Si discute, invece, del possibile ingresso di viceministri e sottosegretari politici come dell’ipotesi che il governo parta tecnico tout court per poi fare il tagliando fra qualche mese. Tutte ipotesi di cui s’è discusso in un incontro a Montecitorio tra Alfano, Casini, Fini, Letta, Cicchitto e Cesa.

E che saranno valutate da Monti e Napolitano. Per dirla con le parole di Berlusconi - che ieri sera ha sentito al telefono Obama e poi Medvedev che lo ha «ringraziato per il lavoro svolto» - «vediamo come finisce stanotte».
Il Cavaliere, comunque, si prepara a dare a Monti tutto il sostegno possibile. Almeno per quanto riguarda l’attuazione delle misure anti-crisi messe nero su bianco nella lettera all’Ue.

Ed è anche per questa ragione, forse, che chi ha avuto occasione di parlargli nelle ultime ore lo ha sentito tessere grandi lodi del presidente del Consiglio incaricato, persona «degnissima» e «davvero in gamba» tanto che «gli avevo anche chiesto di entrare nel mio governo».

E certo, avrà pensato il Cavaliere, se al posto di Tremonti (che per dopo Natale sta preparando un libro-manifesto) ci fosse stato Monti magari le cose sarebbero andate in maniera diversa. Detto questo, il Cavaliere ha gradito poco l’uscita del finiano Bocchino che ha lanciato Monti come possibile candidato di Terzo polo e Pd nel 2013. Parole che «rischiano di gettare un’ombra» sul nascente esecutivo minandone la terzietà, ha detto in privato. Eppoi, è stato il senso del suo ragionamento, nel 2013 Monti potrebbe puntare al Quirinale più che a fare il leader di una parte.