Via libera alla stangata fiscale per i tedeschi

Salvo Mazzolini

da Berlino

Per i tedeschi è in arrivo una vera e propria stangata fiscale. Dopo un estenuante braccio di ferro, i due partiti della Grosse Koalition, cristianodemocratici e socialdemocratici, hanno raggiunto un accordo sulle misure da prendere per risanare i conti pubblici e consentire alla Germania, nel giro di due anni, di essere in regola con i criteri di Maastricht; criteri che Berlino finora non è mai riuscito a rispettare.
La manovra, che per asprezza non ha precedenti nella storia fiscale tedesca, prevede che entro il 2010 il gettito supplementare nelle casse dello Stato raggiunga gradualmente i 5,4 miliardi di euro l'anno. Già l'anno prossimo l'aumento dovrebbe essere di oltre due miliardi. A pagare il conto saranno un po' tutti, ricchi, meno ricchi, piccoli contribuenti e persino i cittadini con redditi finora al di sotto della soglia tassabile. Le nuove misure prevedono infatti non solo un'innalzamento dell'aliquota massima ma anche il ridimensionamento, e in alcuni casi la cancellazione, di una serie di sgravi di cui attualmente godono le fasce deboli e inoltre un drastico abbassamento del limite sotto il quale i redditi non devono essere dichiarati: da 1.500 euro l'anno scenderà a 750 euro.
Una doccia fredda che ha provocato non poche tensioni all'interno della grande coalizione. Durante la campagna elettorale la cancelliera Angela Merkel, leader della Cdu (il partito cristianodemocratico) aveva promesso che in caso di vittoria del centrodestra ci sarebbe stato un solo ritocco fiscale: l'aumento dell'Iva dal 16 al 18% in cambio di una lieve riduzione di tutte e tre le aliquote. Ma ora che guida una coalizione di centrosinistra è stata costretta a rivedere i suoi piani e a fare una serie di concessioni ai partner socialdemocratici per i quali la leva fiscale rimane lo strumento preferito per risanare i conti pubblici. La concessione principale riguarda l'introduzione della Reichensteuer, la tassa sui ricchi già preannunciata dai socialdemocratici durante la campagna elettorale. Chi guadagna più di 250mila euro l'anno (500mila se è sposato) si vedrà aumentare l'aliquota dal 42 al 45%. Nel 2007 l'innalzamento non riguarderà i redditi derivanti da attività produttive o autonome, quindi imprenditori e professionisti, ma dal 2008 riguarderà tutte le categorie con redditi considerati alti. Secondo il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Peer Steinbrück, che si è battuto a spada tratta per l'aumento dell'aliquota massima, solo la tassa sui ricchi dovrà produrre un gettito annuale di oltre 2 miliardi di euro, quasi la metà del gettito supplementare complessivo.
Ma a subire la stangata, come si diceva, saranno un po' tutti. Ci sarà una restrizione nel pagamento degli assegni familiari (attualmente vengono corrisposti fino al ventisettesimo anno se i figli studiano e sono in regola con gli esami, in futuro solo fino a 25 anni). Ci saranno tagli ai sussidi per i lavoratori pendolari attualmente concessi anche a chi abita a pochi chilometri dal posto di lavoro (in futuro solo chi deve compiere un tragitto superiore ai 20 chilometri avrà diritto ad una piccola detrazione fiscale). Inoltre diminuiranno notevolmente le agevolazioni per i lavoratori autonomi che non potrà più scaricare una serie di spese.
I liberali, unica voce di opposizione alla destra della Grosse Koalition, parlano di orgia fiscale con effetti nefasti sull'economia perché rischia di provocare la fuga all'estero di capitali, di scoraggiare gli investimenti e quindi di ostacolare la creazione di posti di lavoro. Ma è escluso che le loro proteste siano ascoltate. La Grosse Koalition dispone di una maggioranza schiacciante in Parlamento e l'approvazione del nuovo pacchetto è scontata. Resta da vedere come reagiranno i contribuenti alle prossime scadenze elettorali.