Liberalizzazione tpl: Lazio ancora fermo a sei mesi dal «via»

Interrogazione di Maselli (Pdl) a Marrazzo e Dalia: «Rischiamo un enorme contenzioso»

La liberalizzazione del trasporto pubblico locale? C’è ma non si vede. Anzi, non c’è. Ma dovrebbe esserci. A inquadrare la nuova normativa del tpl provvide, nell’ormai lontano ’97, un decreto legislativo dell’allora ministro dei Trasporti Claudio Burlando. Ma la concorrenza per le imprese di trasporto locali è rimasta sospesa per anni, grazie alle proroghe concesse ogni anni in Finanziaria per lasciare il tempo alle aziende di «attrezzarsi» per il mercato. Solo che, con l’ultima manovra economica, la proroga è scomparsa. Dal 2008, insomma, il mercato italiano del trasporto pubblico locale dovrebbe essere aperto anche agli operatori stranieri. Nella realtà le cose stanno diversamente, come spiega il consigliere regionale del Pdl Massimiliano Maselli. Che una ventina di giorni fa, proprio su questo tema, ha presentato un’interrogazione urgente al governatore, Piero Marrazzo, e all’assessore alla Mobilità, Franco Dalia.
Motivo? «A norma di legge la Regione - spiega Maselli - avrebbe dovuto espletare già entro dicembre 2007 le gare di appalto per l’assegnazione del servizio di trasporto tramite procedure concorsuali a evidenza pubblica. Non avendole fatte, qualunque operatore straniero potrebbe citare in giudizio la Regione per far rilevare il mancato rispetto delle direttive europee in materia di libera concorrenza, e conseguentemente, per far condannare l’ente per l’inadempimento, con contestuale condanna al risarcimento del danno potenziale». E col rischio di accumulare un grande contenzioso amministrativo.
Un bel pasticcio, al quale finora né Marrazzo né Dalia hanno ancora dato una risposta. «Di certo - racconta Maselli - in questi dieci anni le nostre aziende di tpl non si sono corazzate per affrontare la concorrenza, e del bando non c’è traccia quando siamo a metà giugno. Anzi, finora l’assessore non ha mai nemmeno riferito in commissione Trasporti né ha dato un segnale su questo tema importantissimo, c’è solo un silenzio assordante. Per questo spero che voglia venire al più presto a riferirne in commissione». Anche perché c’è un altro aspetto sul quale la mancata pubblicazione dei bandi di gara regionali rischia di avere conseguenze, come spiega lo stesso Maselli nella sua interrogazione, ancora senza risposta. L’esponente del Pdl rimarca infatti come l’affidamento in house del servizio di trasporto inibisce la possibilità per le aziende romane e laziali (Metro, Trambus e Cotral) di partecipare «a gare d’appalto indette al di fuori del territorio comunale».
Questo perché l’affidamento diretto del servizio a livello locale violerebbe il principio della reciprocità se le aziende di tpl partecipassero invece a bandi di gara «in trasferta», in Italia o all’estero. Partecipazioni che verrebbero dunque inibite per legge. «Ovviamente se da noi non si fanno le gare, le nostre imprese non possono certo operare senza concorrenza “in casa” e poi andare in giro ad aggredire spicchi di mercato», sospira ancora l’ex capogruppo regionale dell’Udc. Che, in attesa di una replica della giunta regionale sull’esistenza di un «piano analitico per i bandi», sottolinea la necessità di dare attuazione alla liberalizzazione del settore. «Anche perché - conclude - solo una logica di mercato e una reale concorrenza potrebbero migliorare sensibilmente la qualità del servizio di trasporto, sia su gomma che su ferro, e abbassare contemporaneamente le tariffe».