Liberalizzazioni, braccio di ferro fra Rutelli e Bersani

Oggi il governo cercherà di mediare tra le diverse proposte. Nella maggioranza si preannuncia un nuovo scontro all'arma bianca, dopo i litigi per l'allargamento della base Usa di Vicenza, la missione in Afghanistan e i Pacs

Roma – Oggi il Consiglio dei ministri affronterà di nuovo il tema delle liberalizzazioni. Le proposte da discutere sono più di una. Oltre a quelle del ministro Bersani c’è anche un pacchetto ad hoc presentato dal vicepremier Francesco Rutelli. Dopo le polemiche per l’allargamento della base Usa di Vicenza, il rifinanziamento della missione in Afghanistan, e i Pacs, la sinistra rischia di trovare un nuovo terreno di scontro. Ma Rutelli getta acqua sul fuoco. “Non vedo ragione per accreditare una divergenza sulle liberalizzazioni tra me e Bersani”. Così il vicepremier e presidente della Margherita, al termine della direzione federale del suo partito. “Abbiamo concordato - dice Rutelli - nel governo e con Prodi che la seconda fase delle liberalizzazioni sia uno dei punti chiave della politica economica e sociale del governo e sono certo che oggi noi approveremo un provvedimento di grande forza e impatto in cui convergono le proposte di Bersani, largamente positive e importanti e le proposte che io ho predisposto già dall'inizio di novembre”. Rutelli, insomma, contesta la lettura politica che è stata data al suo lavoro di integrazione del pacchetto Bersani, ma al tempo stesso conferma i punti della sua proposta di integrazione: “Si tratta di proposte di cui sto parlando da mesi come gli interventi sull'energia con la separazione tra Eni e Snam, interventi sui trasporti, sui mutui della casa, sulla burocratizzazione. Sono proposte contenute nel documento che ho consegnato a Prodi il 7 novembre scorso e che ieri ho presentato al pre-consiglio”. Rutelli ribadisce che la sua integrazione «un arricchimento della proposta Bersani. Non c'è nessun derby tra di noi né alcuna operazione conflittuale. Anzi il mio giudizio sul pacchetto Bersani è ottimo”. Ora toccherà al Consiglio dei ministri fare una sintesi. Ma è chiaro che questa sovrapposizione di competenze evidenzi un segnale di nervosismo in seno alla maggioranza. Ieri un altro segnale di tensione. Antonio Di Pietro ha protestato, sul pacchetto liberalizzazioni, affermando che “non si può decidere senza il tempo per valutare l'impatto delle misure”.