Le liberalizzazioni che ingabbiano il popolo italiano

Il decreto Bersani colpisce categorie e temi che riguardano anche sanità, politiche sociali, famiglia, giovani, donne. La nuova normativa sulle farmacie è un attentato alla salute dei cittadini e disattende sia il principio costituzionale del dovere dello Stato di tutelare la salute, sia quello del diritto comunitario, ossia l'applicazione in ogni norma che vada a toccare la salute dei cittadini nel principio di precauzione. Non una protesta da parte del ministro della Salute Livia Turco. Non c'è da meravigliarsi. Vi è in questo governo così composito e frastagliato un cemento di granito: la complicità del potere.
Un esempio evidente è il finanziamento e la costituzione di nuovi fondi predisposti da due articoli del provvedimento passati del tutto inosservati sia al Senato sia alla Camera. Il ministro Ferrero ha ottenuto con questo decreto un incremento di 300 milioni di euro sul fondo per le Politiche sociali. Gran parte di questi soldi finiranno alle Regioni, che decideranno autonomamente su come impiegarli. Il resto potrebbe essere erogato a favore di quelle associazioni che si prendono carico di un immigrato clandestino, ultima trovata, questa, del ministro Ferrero. La cifra è consistente. Ma era consistente anche il parere negativo del ministro Ferrero sul Dpef. Vale il detto: do ut des. Il ministro Bindi, per interventi in aiuto alla Famiglia, si è dovuto accontentare invece di un nuovo fondo dotato di soli 3 milioni di euro per il 2006 e 10 per il 2007, una cifra che di solito viene stanziata da un comunello di 15 mila abitanti per i servizi sociali. Ma il governo Berlusconi ha lasciato in eredità al ministro Bindi oltre mille miliardi di euro per aiutare genitori e figli. Il ministro vivrà di rendita. Gli altri due nuovi fondi sono di 3 milioni di euro ciascuno per le Politiche giovanili del ministro Melandri e per le Pari opportunità del ministro Pollastrini. Un finanziamento irrilevante ma utile per dare ai due ministri senza portafoglio un minimo di capacità di spesa e quindi di consenso. Di interventi a favore del sociale, in questo decreto, vi è poco o niente di più. E questo poco non sappiamo neppure se si potrà realizzare, perché in materia di fondi e di finanziamenti dello Stato alle Regioni e agli enti locali per settori la cui legislazione sia concorrente, esistono sentenze della Corte che ne evidenziano l'illegittimità costituzionale. Questo decreto è uno schiaffo al riformato titolo V della Costituzione, voluto proprio dal precedente governo di centrosinistra.
La fiducia richiesta alla Camera rappresenta un vulnus alle prerogative del Parlamento, dal punto di vista costituzionale e sostanziale. Il decreto contiene provvedimenti dichiarati di liberalizzazione in modo improprio, perché gravati da innumerevoli vincoli burocratici e che nella seconda parte vengono mortificati da disposizioni inquisitorie e intimidatorie che prevedono nuove imposizioni fiscali, che congelano la ripresa economica, che ostacolano la crescita e il benessere. L'aspetto più grave riguarda l’introduzione disposizioni retroattive, che violano i patti già fissati tra cittadini e governo, che scoraggiano l'iniziativa privata, che obbligano tutti a diventare servi dello Stato e delle grandi lobby economico-sociali. Lo statalismo, l'insofferenza per la libera iniziativa privata del cittadino, sono nel Dna di questo governo. Tutto ciò proviene da una cultura ideologica egualitarista che dovrebbe essere stata sepolta sotto le macerie del muro di Berlino ma che sopravvive strisciante nelle moderne società democratiche occidentali, soprattutto in Italia. Questo decreto non libera ma imprigiona. La coscienza di chi ama la libertà si ribellerà.
bocciardo_m@camera.it
*Deputato di Forza Italia,

Commissione Affari sociali della Camera