Liberalizzazioni, il governo tiene testa ai professionisti

Resta il nodo sulle liberalizzazioni. Dall’esecutivo minime aperture sulle tariffe: notai e avvocati insoddisfatti. Modifiche alle pensioni nel milleproroghe

Roma - Cambiamenti in vista su liberalizzazioni e forse sulle pensioni. Le novità di ieri sono legate a due appuntamenti diversi. L’incontro tra il ministro della Giustizia Paola Severino e i rappresentanti di venti ordini professionali e, per quanto riguarda la previdenza, gli emendamenti al decreto milleproroghe.
All’atteso incontro sulle liberalizzazioni, i professionisti l’hanno parzialmente spuntata sulle tariffe, nel senso che non saranno cancellate del tutto, come sembrava emergere dalle prime bozze del decreto liberalizzazioni. Un’indicazione in questo senso è arrivata dal presidente del Consiglio nazionale degli Architetti Leopoldo Freyrie. «Il decreto non conterrà quasi nulla sulle professioni - ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale degli Architetti Leopoldo Freyrie - se non chiarimenti sulle tariffe e elementi innovativi per i tirocini».
La partita principale per i professionisti è appunto quella delle tariffe, sulle quali ci sono già stati interventi. Resta la cancellazione di quelle minime e massime, che era già prevista e sarà attuata, come il resto della riforma, in tavoli tecnici tra le organizzazioni delle categorie e il governo. Ma sopravviveranno come riferimento in caso di contenzioso in tribunale e per le attività di pubblico interesse. Un risultato per alcuni ordini professionali, troppo poco per altri. La riforma sarà affidata a tavoli settimanali con i rappresentanti degli ordini.
È quindi passata solo parzialmente la linea morbida di Severino alla quale si contrapponeva, secondo le indiscrezioni, quella più pro-concorrenza del sottosegretario Antonio Catricalà. Il ministro, ha riferito Freyrie, ha comunque detto «che le norme che riguardano le professioni nel decreto sono di sua responsabilità per cui le proporrà lei al consiglio dei ministri». E comunque «non è all’esame alcun provvedimento di abolizione degli ordini, né degli esami di stato», ha ribadito Severino.
L’incontro è stato valutato positivamente da alcune categorie, in particolare dai commercialisti. Ma non dagli avvocati. «La nostra posizione rimane inalterata. L’unica disponibilità che ci è stata data è sulle società di professionisti. Confermiamo che all’apertura dell’anno giudiziario leggeremo un comunicato su come i principi dell’avvocatura siano calpestati da questi provvedimenti», ha annunciato il presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa. Cauti anche i notai rappresentati dal presidente del Consiglio nazionale Giancarlo Laurini, per i quali si prospetta un aumento della pianta organica.
Le certezze su questo fronte, così come sugli altri trattati dal decreto «cresci italia» - taxi, farmacie, commercio, servizi pubblici e reti - arriveranno solo con il prossimo consiglio dei ministri. Che potrebbe slittare almeno di un giorno ed essere fissato sabato prossimo. Tra le categorie che rimangono in trincea, sicuramente i benzinai. Figisc e Anisa, le associazioni di Confcommercio hanno proclamato sette giorni di sciopero con modalità da decidere.
Tra qualche giorno, forse già oggi, dovrebbero arrivare novità in tema di pensioni. Ieri è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti al milleproroghe (il decreto di fine anno). Tra i più rilevanti quelli in tema di pensioni, presentati da rappresentanti del Pdl, Pd e Udc. Una richiesta di modifica unitaria della quale si è fatto carico il ministro ai Rapporti con il Parlamento Piero Giarda e per la quale si sta cercando copertura. In particolare si chiede il differimento di un anno dell’applicazione delle nuove norme pensionistiche per i lavoratori che siano usciti dall’azienda dopo accordi individuali. Tra le altre proposte di modifica, quella Pd - Api che mira a una gara per assegnare i 7 milioni di euro che il milleproroghe assegna a Radio Radicale.
Proseguono intanto gli incontri del ministro Elsa Fornero sulla riforma del lavoro. Ieri è stata la volta dell’alleanza delle cooperative, che ha chiesto di procedere «senza tabù» sull’articolo 18. Posizione rilevante, se si tiene conto che insieme alle coop bianche di Confcooperative, l’alleanza comprende anche le «rosse» di Legacoop.