«Liberalizzazioni, la Regione faccia ricorso»

Toscana, Piemonte e Puglia sono già partite col ricorso contro la liberalizzazione degli orari dei negozi. Lazio e Veneto ci stanno pensando. In Lombardia lo scossone alla Regione lo dà Davide Boni, presidente leghista del Consiglio regionale che invita Formigoni a fare ricorso alla Corte Costituzionale. La replica arriva immediata. Non da Formigoni, ma dall’assessore al Commercio che a nome del Pirellone chiude l’argomento: nessun ricorso. Sarà invece convocato in Regione per mercoledì prossimo, la riunione dell’osservatorio del Commercio, di cui fanno parte Anci, sindacati e associazioni di categoria. Come dire, andiamo avanti ma sul “come” parliamone. «Ci siamo mossi in maniera tempestiva - ha detto Maullu -. Affronteremo la questione insieme senza allarmismi e speculazioni». «Stiamo facendo tutto ciò che in maniera seria e ponderata si può fare» ha aggiunto sottolineando che la concorrenza è una competenza statale. «Faremo un lavoro di proposta di adeguamento del testo unico del Commercio - ha concluso l’assessore - e faremo ciò che si deve per creare le condizioni per sfruttare al meglio le opportunità della normativa. Questo non vuol dire che tutti saranno costretti ad aprire i negozi sempre, significa che ci sono delle opportunità». Dubbioso Boni. «Questa norma penalizza le cosiddette imprese famigliari a beneficio della grande distribuzione e degli esercizi gestiti da immigrati. Se un commerciante oggi tiene tutto a norma, versa le tasse, paga gli straordinari, come potrà sopravvivere con gli orari così lunghi?». Anche il Comune dal canto suo attende le indicazioni della Regione per disciplinare una materia che - fanno intendere a Palazzo Marino - è di competenza regionale. Ieri intanto il Comune ha derogato l’obbligo di chiusura nelle giornate di venerdì 6 e domenica 8 gennaio. L’apertura dei negozi in città sarà consentita dalle 7 alle 22 per non più di 13 ore consecutive. Un provvedimento eccezionale, tenuto conto che oggi prendono il via anche i saldi ma anche un primo passo che ha bisogno per andare avanti di una concertazione con i commercianti e i sindacati. Così come è successo per questo provvedimento «frutto - come ha dichiarato l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso - di quanto stabilito, a novembre, nel tavolo di concertazione tra le categorie interessate, in cui sono state assunte decisioni che bilanciano con attenzione l’esigenza di salvaguardare il commercio, con la doverosa valutazione dell’onere che ricade sui lavoratori del settore sia nella grande distribuzione sia nel commercio di vicinato, nella complessiva ridefinizione degli orari della città». Palazzo Marino rilancia verso la Regione spiegando che il Comune può fare ordinanze per modificare gli orari ma in una situazione straordinaria che abbia carattere di urgenza. Cosa che in questo caso non c’è. Un primo passo dunque, «in attesa - prosegue D’Alfonso - di un confronto più ampio e condiviso con tutte le categorie».