Liberalizzazioni, sì (con fiducia) del Senato

Il decreto è stato convertito in legge a un passo dalla scadenza dei termini, previsti per lunedì. Il governo ha dovuto far ricorso alla fiducia. Polemiche e proteste da parte dell'opposizione (nella foto quella della Lega con uno striscione). <strong><a href="/a.pic1?ID=167760">Leggi: Cosa prevede il &quot;pacchetto Bersani&quot;</a></strong>

Roma - Il Senato ha votato la fiducia alla conversione del decreto legge sulle liberalizzazioni. I voti a favore sono stati 161, quelli contrari 153. Su 315 senatori presenti, hanno votato in 314, tutti a eccezione del presidente di Palazzo Madama Franco Marini, che per consuetudine non partecipa al voto. Quanto ai senatori a vita, erano assenti in quattro: Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga e Sergio Pininfarina. Il presidente dell'Italia di mezzo, Marco Follini, e l'indipendente Luigi Pallaro hanno votato a favore della maggioranza. Assente il presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio. Il decreto, sul quale il governo ha posto la fiducia anche nel passaggio alla Camera, sarebbe scaduto il 2 aprile. Tra le tante misure del provvedimento, c'è l'eliminazione del pagamento dei costi fissi per le ricariche dei cellulari, il divieto di distribuzione in esclusiva di polizze assicurative su tutti i rami danni, lo snellimento delle pratiche amministrative per l'apertura di un'azienda e la liberalizzazione dell'accesso ad alcune professioni.

Polemiche della Cdl Proteste violente dell'opposizione in aula. La Lega ha anche esposto uno striscione: "Meno tasse, più strade, più ferrovie". Rabbia da parte del presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani che parla di "ulteriore e ancora più pesante schiaffo al Senato: il decreto è stato trasmesso nelle ultime ore e con la fiducia. Ormai siamo al monocameralismo imperfetto". Secondo Schifani il decreto che contiene la revoca delle concessioni Tav "blocca lo sviluppo del Paese. Domani nessun investitore internazionale verrà, sapendo che i contratti possono essere cancellati. Ma la cancellazione non danneggia nessuna coop rossa". Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori di Alleanza nazionale Altero Matteoli: "A parte la gravissima lesione del ruolo legislativo del Senato, queste liberalizzazioni, propagandate dal governo come una panacea per i cittadini, sono finte perché non toccano i grandi monopoli. Contengono, inoltre, norme che rischiano di bloccare la realizzazione delle grandi infrastrutture inerenti i trasporti del Paese".