Liberalizzazioni sì Ma solo dove si può

Il governo ha varato delle «lenzuolate di liberalizzazioni». Il giudizio relativo, non ci interessa in questa sede: c'è chi dice che colpiscono solo i ceti che lavorano in proprio, quelli che non hanno votato per l'attuale maggioranza parlamentare, e c'è chi dice che favoriscono le cooperative e basta, così come c'è anche chi sostiene che i consumatori ne saranno favoriti. Nulla si muove nel settore direttamente interessato al Ministero di Bersani, che la limitazione alla concorrenza ce l'ha in casa (ad esempio, per la manutenzione degli ascensori, per la quale si può di fatto ricorrere solo alle ditte collegate con le aziende venditrici dei vari tipi di apparati).
Ma una cartina di tornasole di queste «liberalizzazioni» è che neppure si parli di liberalizzare le locazioni ad uso diverso dall'abitativo (necessità indicata anche da Mario Monti in un articolo di anni e anni fa), pur non essendovi qua istanze sociali da proteggere. La legge sull'uso diverso, che è ancora quella dell'equo canone, è invero uno scheletro negli armadi: impedisce il rinnovo delle strutture aziendali e il ricambio generazionale, rende la rete commerciale sclerotizzata e facile preda della grande distribuzione, con la quale non regge la concorrenza. I giovani, non riescono a subentrare nelle attività commerciali: dovrebbero corrispondere «buone entrate» (e liquidazioni) agli attuali inquilini, addirittura astronomiche. E i proprietari, dal canto loro, vedono passare gli inquilini nei loro negozi come in un film, senza potervi mettere becco, avendo il solo diritto di pagare le tasse inerenti quegli immobili. E questo, fino allo sfitto, che in molti casi sopravviene proprio per la impossibilità che nel settore si formi una valida concorrenza, basata sulle capacità anziché sulle rendite di posizione di chi può godere di contratti in corso da decine d'anni, a canoni imparagonabili a quelli dei nuovi (e magari più capaci) inquilini.
Questa sull'uso diverso dall'abitativo è però una legge che piace, oltre che alla grande distribuzione, alla Confindustria (e agli industriali che sono inquilini). Ed è anche - come si diceva - la cartina di tornasole di tante «liberalizzazioni», perché - da diverse sedi - si vede la necessità di liberalizzare solo nei settori che si vogliono vedere, quelli degli altri.
*presidente Confedilizia