Liberando la carotide si previene il pericolo di ictus

Luigi Cucchi

In Italia l’ictus rappresenta la seconda causa di morte e la prima di invalidità permanente. Colpisce il 6,5% della popolazione. Nei Paesi industrializzati l'ictus è la terza causa di morte dopo l'infarto miocardico ed il cancro (10-12 per cento dei decessi ogni anno; 400.000 in Europa).
Nella popolazione italiana la prevalenza stimata nel 1990 era di circa 730.000 soggetti, destinata a salire ad oltre 950.000 casi nel 2008 (ad incidenza e mortalità costante).
L'incidenza cresce progressivamente con l'età fino ad un massimo negli ultraottantenni e, tranne che in questi ultimi, è maggiore nei maschi. In Italia si sono registrati 186.000 nuovi casi nel 2001 e sono previsti oltre 206.000 casi nel 2008.
L'incremento previsto della prevalenza è dovuto più che ad un aumento dell'incidenza, alla più lunga sopravvivenza dopo l'ictus, conseguente al miglioramento dei trattamenti in fase acuta. L'85 per cento degli ictus è di natura ischemica, mentre il restante 15 per cento è di natura emorragica.
In occasione del IV Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (Sicve l'Aquila 29 settembre - 1 ottobre) vengono presentati i progressi della chirurgia in questo campo e la più efficace prevenzione.
Oggi sono a disposizione del chirurgo vascolare strumenti efficaci per prevenire l’ictus, primi fra tutti l'endoarteriectomia carotidea e lo stenting medicato carotideo. Senza dimenticare la prevenzione. Secondo quanto riportato nella più recente letteratura e sperimentato ogni giorno dai chirurghi vascolari dei centri appartenenti alla Società Italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare, l'endoarteriectomia carotidea (EA), riduce il rischio di ictus nei pazienti con restringimento dell’arteria superiori al 70%. In questi casi il miglior trattamento medico (cioè farmacologico, associato a norme dietetiche ed a correzione di tutti i possibili fattori di rischio) non è in grado di raggiungere lo stesso risultato in termini di prevenzione dell'ictus che si ottiene con l'EA.
«L'endoarteriectomia carotidea consiste nell'aprire chirurgicamente la carotide ed eliminare direttamente dall'interno la placca aterosclerotica», precisa Giancarlo Bracale, direttore della cattedra di chirurgia vascolare dell'università degli studi di Napoli Federico II e vicepresidente SICVE. «Tale intervento - continua Bracale - potrebbe portare in breve a rendere più rosee le previsioni che porterebbero nel 2008 il numero dei pazienti colpiti da ictus cerebrale a quasi un milione. Sulla base dei risultati clinici il numero di interventi di EA carotidea è, infatti, progressivamente aumentato negli anni, tanto da diventare la procedura di chirurgia vascolare più praticata (150.000 interventi-anno in Usa, 100mila in Eu, 20.000 in Italia)».
L'alternativa meno invasiva, all'EA carotidea è l'impianto di stent carotideo, intervento mininvasivo che prevede di entrare con un catetere nella carotide ed applicare al suo interno una retina metallica che espandendosi schiaccia la placca aterosclerotica contro la parete della carotide dilatandone così il lume precedentemente ristretto. Tale procedura, praticata per la prima volta nel 1977 da Mathias, inizialmente ha presentato risultati meno favorevoli dell'endoarteriectomia carotidea. Con l'introduzione dei sistemi di protezione cerebrale e dei cateteri a basso profilo, la metodica è andata diffondendosi, con risultati più favorevoli.