Liberato il reporter, rapito il legale di Saddam

Colpo di mortaio contro una scuola di Bagdad: morti quattro bambini

Fausto Biloslavo

Il processo al deposto dittatore iracheno Saddam Hussein tiene banco anche senza l’imputato alla sbarra. Ieri sera un commando di dieci uomini armati e incappucciati hanno sequestrato nel suo studio, a Bagdad, l’avvocato Saadun Janabi, uno dei difensori dell’ex raìs e degli altri sette gerarchi coimputati per l’esecuzione di 143 sciiti nel 1982. In attesa di una rivendicazione risulta difficile dire chi ci sia dietro il rapimento. Fedeli di Saddam che vogliono lanciare un messaggio trasversale ai giudici? Sciiti o curdi decisi a punire chiunque osi tentare di salvare dalla forca l’odiato nemico sunnita, che tanti lutti e dolori ha causato ai loro popoli? Non resta che attendere un segnale, se mai ci sarà, dei rapitori.
Notizia positiva invece quella del rilascio del giornalista irlandese Rory Carroll, 33 anni, inviato del quotidiano londinese The Guardian. Il reporter era stato sequestrato mercoledì. I particolari della vicenda li leggeremo sul suo giornale. Quelli del sequestro dell’avvocato chissà quando e dove.
Non si hanno ancora particolari sull’azione nello studio legale. Le forze dell’ordine irachene e reparti militari statunitensi hanno circondato la zona nella quale il legale è stato prelevato e hanno lanciato una gigantesca caccia all’uomo. Ieri non c’era stata udienza. Saddam e gli altri sette coimputati sono rimasti in carcere. Mercoledì il giudice curdo Mohammed Amin, presidente della Corte, aveva deciso di aggiornare il dibattimento al 28 novembre per mancanza assoluta di testimoni. Nessuno ha voluto deporre nel timore di rappresaglie dei sostenitori - ancora tanti, troppi - del deposto, sanguinario satrapo di Bagdad.
Il rapimento dell’avvocato Saadun Janabi, chiunque lo abbia voluto, costituisce un sinistro monito a chi intenda presentarsi come testimone: nessuno a Bagdad e in Irak oggi, a due anni dall’invasione e dalla detronizzazione del despota, può considerarsi al sicuro. Per la capitale, per tutto il Paese, la normalizzazione resta un miraggio, e tale rischia di restare a lungo. Il sequestro dell’avvocato Janabi rappresenta anzitutto una sfida agli americani, che questo processo hanno voluto. Non riuscire a garantire la sicurezza di un membro del collegio difensivo è anche la testimonianza di un fallimento di chi governa e controlla l’Irak.
E dire che solo due giorni prima, martedì scorso, alla vigilia dell’inizio del processo, iracheni e americani avevano esultato per la cattura del nipote di Saddam Hussein, Yasser Sabawi Ibrahim. Lo avevano preso a Tikrit, la città natale dell’ex raìs. Figlio di un fratellastro di Saddam, è stato impacchettato mentre aizzava i partecipanti a una manifestazione in favore di Saddam. Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale irachena, Mowaffaq al-Rubaie, il nipote dell’ex raìs era stato individuato mentre distribuiva denaro ai manifestanti con l’obiettivo di provocare incidenti. Il ministro degli Interni, Bayan Jabor, ha rivelato che Yasser Sabawhi era l’ufficiale di collegamento tra la famiglia di Saddam ed ex esponenti del partito Baath, riparati all’estero, con le fazioni della guerriglia ancora fedeli all’ex dittatore.
Dalla Siria e dalla Giordania il nipote di Saddam portava il denaro e gli ordini alle cellule operanti soprattutto nell’Irak settentrionale e nordorientale, zona d’influenza del suo clan, l’Al Tikriti. Yasser Sabawi utilizzava la Siria come base, ma il regime di Damasco lo ha fatto cadere in una trappola. Prima costringendolo a lasciare il Paese per il Cairo, da dove è dovuto però tornare in Irak. I servizi siriani, che la sanno lunga sui movimenti di guerriglieri e terroristi che operano in Irak, hanno informato gli americani dell’arrivo del nipote di Saddam indicando alcuni dei suoi nascondigli. A sua volta gli americani hanno allertato gli iracheni che cercavano di stringere il cerchio attorno al parente di Saddam da tre mesi.
I ribelli ieri erano tornati alla carica con altri attentati. A Baquba, 60 chilometri a nord della capitale, due kamikaze, con azioni distinte, si sono fatti saltare uccidendo sette iracheni, fra civili e militari, oltre a ferirne una ventina. L’attentato più odioso è stato il lancio di un proiettile di mortaio nel quartiere residenziale di Al Mansour a Bagdad, dove hanno sede gli uffici diplomatici di alcuni Paesi arabi. L’ordigno ha centrato una scuola uccidendo un numero ancora imprecisato di persone, tra cui quattro bambini e due adulti. I morti sarebbero custodi dell’istituto.