Liberato tecnico libanese dell'Eni

L'Eni e la Farnesina confermano la scarcerazione di Imad Saliba, rapito insieme agli italiani. Ora si spera anche per Cosma Russo E Francesco Arena

Lagos - È stato liberato il tecnico Eni, Imad Saliba, rapito il 7 dicembre scorso insieme ad altri tre italiani. Lo confermano fonti della Farnesina. Dei tre italiani, due - Cosma Russo e Francesco Arena - sono ancora nelle mani del Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger. La notizia è stata confermata anche dall'ad dell'Eni, Paolo Scaroni. Intanto, specificano le fonti della Farnesina, proseguono le attività negoziali per la liberazione di tutti gli ostaggi.

 

Gli altri italiani Dopo la liberazione odierna del libanese Imad Saliba, restano ancora nelle mani dei guerriglieri del Mend i due tecnici italiani dell'Agip, Cosma Russo e Francesco Arena, rapiti il 7 dicembre scorso. Un terzo italiano, Roberto Draghi, era stato rilasciato la sera del 17 gennaio. Per liberare gli ostaggi il Mend, Movimento per la liberazione del Delta del Niger, aveva richiesto alle autorità nigeriane la scarcerazione dell'ex governatore dello stato di Bayelsa, Diepreye Alamieyeseigha, in prigione per corruzione, del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari e di altri detenuti del Delta du Niger. Ma, soprattutto, chiede che una quota consistente degli introiti provenienti dall'estrazione del petrolio venga versata a favore delle poverissime popolazioni indigene che abitano nel Delta (soltanto la comunità Ijaw conta circa 14 milioni di persone).

Le richieste Recentemente, il Mend ha fatto sapere di aver interrotto tutti i colloqui con le autorità locali, e di essere pronto a negoziare solo con il nuovo governo centrale e dello Stato di Bayelsa che si insedierà dopo le elezioni previste in aprile. Sono un centinaio i sequestri avvenuti l'anno scorso nel Delta del Niger. Gli ostaggi sono solitamente rilasciati illesi. Primo produttore africano e sesto esportatore a livello mondiale, la Nigeria ricava dall'oro nero oltre il 95 per cento del suo fabbisogno di spesa, ma nel 2006 ha perduto 600mila barili al giorno a causa delle violenze, che corrispondono a circa 4,4 miliardi di dollari, secondo le stime del ministero delle Finanze.

Attacchi Gli attacchi agli impianti petroliferi del Delta, appartenenti a diverse multinazionali del petrolio come la Shell, la Chevron e l'Agip si sono intensificati negli ultimi anni. Le tensioni dovute ai problemi sociali e ai danni ambientali causati dallo sfruttamento petrolifero hanno dato vita a un conflitto molto complesso, nel quale sono coinvolti sia milizie ribelli che gang di semplici delinquenti dedite al contrabbando dell'oro nero, che combattono tra loro per il controllo del territorio. In questi 13 anni le vittime sono state oltre 15mila.