La Liberazione dei no global: «Ebrei assassini e nazisti»

Stavolta no, non le hanno ripiegate. Amici d’Israele e Giovani ebrei per celebrare il 25 Aprile hanno fatto sventolare stelle di David e bandiere americane. Simboli che una bella fetta della «piazza rossa» non riesce proprio a tollerare, senza scatenare una gazzarra di fischi e insulti.
Alle 14 lo striscione della Brigata Ebraica è in corso Venezia, circondato da Digos e polizia: «Quelle a stelle e strisce mettetele via», il consiglio degli agenti. Qualcuno lo segue. Sono oltre un centinaio dietro le insegne storiche di quei 5mila volontari partiti da Israele nel ’44 per liberare l’Italia.
Il raduno della comunità ebraica è all’incrocio con via Boschetti, l’avamposto verso il centro, il più lontano possibile dai no-global, fermi in piazzale Loreto e viale Monza. Qualche autonomo diretto alle retrovie passa, e grida: «Andate a casa». Alessandra ha 30 anni, e si prende un colpo di «assassini». Si avvicina la delegazione dell’Anpi: «È un piacere vedervi qui» dicono i rappresentanti dell’organizzazione. Vogliono concertare l’ingresso nel corteo: «Prima dell’Anpi è impensabile, se state dietro contate sul nostro servizio d’ordine, 40 compagni di Anpi e Cgil. Buon 25 Aprile». Puntuale si unisce il giornalista egiziano Magdi Cristiano Allam: «Vedo la continuità fra il nazifascismo del ’45 e quello islamico». Si ferma a parlare con il connazionale Adam, militante del Pd: «L’atomica iraniana minaccia Israele come anche i popoli arabi». Impugnano insieme lo striscione. Ma è il candidato presidente della Provincia per il Pdl Guido Podestà il primo a arrivare. Lo accoglie un abbraccio. Mentre il rivale Filippo Penati fa una sua prima apparizione. Una velocissima stretta di mano.
Parte la manifestazione. La direttrice della banda urla: «Fischia il vento». I musicanti eseguono. Passa la testa del corteo. Qualcuno inveisce contro le stelle di David. Marito e moglie sessantottini cantano a voce alta «Bella Ciao», con tono minaccioso, ma dopo l’«invasor» non sanno le parole. Il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero si ferma a salutare Davide Romano, segretario degli Amici di Israele. «Del centrosinistra è stato il saluto meno a favore di telecamere», osserva qualcuno. Gad Lerner è con Armando Cossutta. Fa «ciao» con la mano. Torna Penati, porta con sé Benedetta Tobagi. «Voglio fugare ogni equivoco», dice la candidata del Pd sulle sue critiche dei giorni scorsi. «Sono scuse?», chiede il capogruppo del Pdl Bruno Dapei. Non c’è risposta.
Si fa viva anche la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, con il segretario Dario Franceschini. Stretta di mano, foto e via. Gli Amici di Israele sono prima delle bandiere rosse di partiti e sindacati. Le urla: «Assassini», «vergognatevi», «bastardi». Ruggero ha messo il berretto del nonno, partigiano monarchico con Edgardo Sogno. Francesco ha un tricolore al collo. Un autonomo inveisce. L’equazione è quella: «Israele come i nazisti!». Qualche «democratico» vede il deputato Emanuele Fiano: «Che ci fai con quella gente lì?». Il clima è elettrico, c’è tensione ma non paura. Qualche applauso. Il punto critico è piazza San Babila. Volano insulti. La scorta porta via Allam. Piazza Fontana, piazza Duomo. Le bandiere sono arrotolate. Parla Formigoni, e a qualcuno non piace un passaggio del discorso, quello su Salò. Ma la piazza è un unico grande fischio. «Mi sarebbe piaciuto sentirlo», scuote il capo Francesco.