«Liberazione» e la Mostra che non c’è

La «notizia» c’è, altro che. Tanto che viene «sparata» nel titolone e «richiamata» in prima pagina. Ecco: alla mostra del cinema di Venezia Medusa impone Avati. Lo dice Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista. Che ieri nel servizio sul programma della rassegna del Lido così scrive: «La presenza di Avati si deve alle pressioni che Medusa ha fatto sul direttore della mostra, alla fine costretto a prendere in concorso Il papà di Giovanna». Punto. Ma punto davvero, perché l’articolo così continua: «È la storia di una famiglia bolognese anni Trenta...». Invece di quel punto, un lettore normale (ma forse anche un caporedattore normale) si sarebbe aspettato una virgola seguita da un «ci ha confidato Tizio, vicinissimo al direttore» o qualcosa del genere. Ma il lettore si ritrova a leggere il sunto del film.
Insomma, la «notizia» c’è. Medusa, produttore e distributore del gruppo Mediaset, ha esercitato pressioni su Marco Müller che alla fine ha dovuto... Ma sotto non c’è niente. Niente che Liberazione possa o ritenga opportuno riferire. Niente, neppure l’ideologia. Perché sotto quella «notizia» c’è solo un riflesso condizionato, un allerta automatico che scatta manco fosse un allarme elettronico che si attiva nello stesso identico modo per l’accensione di una sigaretta e per l’innesco di un incendio.
E poi. Nella foga dello scoop a Liberazione è scappato un «alla fine» che proprio non ci voleva. Che il suo film sarebbe stato scelto a Venezia, Pupi Avati lo sapeva da quaranta giorni...