«Una liberazione: finalmente piango di gioia»

dall’Alpe di Pampeago
Dopo le lacrime di rabbia a Pescocostanzo (fora nel finale, quando è in fuga con Bosisio) e quelle di dolore a Cesena (tre cadute nella stessa tappa), ieri il pianto di gioia sul traguardo dell’Alpe di Pampeago. «È stata una liberazione – dice finalmente felice Emanuele Sella -. Ormai pensavo che su di me ci fosse una maledizione. Oggi invece è andato tutto bene e ho ottenuto una vittoria che mi ripaga di tutte le amarezze e le botte patite. Una dedica? A Lara, che dopo il Giro diventerà mia moglie. Glielo avevo promesso. Se vinco te la dedico. Quassù vinsero Pantani e Simoni, non so se mi spiego...». Si spiega benissimo Sella, il puffo vicentino che ama le montagne e sogna di portare la maglia verde a Milano. «Il mio obiettivo è questo. Non è facile, ma sono a buon punto». Emanuele Sella e Gabriele Bosisio, due signor nessuno che fanno grande questo Giro di nanetti e recitano con la semplicità dei grandi. «Io vincere il Giro? Ma non scherziamo – dice Sella -. Ognuno ha il proprio ruolo. Io posso ambire alla tappe e a traguardi intermedi. Certo, senza le cadute sarei anche tra i primi dieci, ma vincere o lottare per la vittoria è tutta un’altra cosa». Concreto, sincero, vero e per questo grande. Come Gabriele Bosisio, lecchese di Rogeno, che dopo aver vinto la tappa di Pescocostanzo si prende la soddisfazione di vestire la maglia rosa. Ma resta anche lui con i piedi ben saldi per terra. «I miei capitani sono e restano Di Luca e Savoldelli – spiega -. Vedrete, il loro Giro è appena incominciato. Io con i gradi da capitano? Ma io sono qui per dare una mano a loro, per fare il mio dovere. Io conosco i miei limiti. Può un portiere sperare di vincere la classifica dei marcatori?». Gabriele Bosisio, il signor nessuno con la maglia rosa, rimette le cose a posto, con pacatezza. Però guai a dare per scontate le cose... «Chi di voi avrebbe detto che io un giorno avrei vestito la maglia rosa? Quindi, perché date per scontato che io la perda sul Fedaia? Mai dire mai». Signor nessuno, pronto a diventare qualcuno.