Libero l’uomo che voleva uccidere il Papa

Tra i motivi, anche la buona condotta del detenuto turco. L’ex segretario del Pontefice Dziwisz: «Ora dal cielo Karol prega per lui»

Anna Maria Greco

da Roma

E così Alì Agca, l’attentatore di Papa Wojtyla, ritornerà libero. Lo aveva perdonato la sua vittima già dal letto del policlinico Gemelli. Lo aveva graziato la giustizia italiana e ora lo perdona definitivamente anche quella turca. Un tribunale del suo Paese ha infatti autorizzato la liberazione dell’uomo che il 13 maggio 1981 cercò di assassinare a piazza San Pietro Giovanni Paolo II e, per il suo avvocato Mustafa Demirbag, il detenuto uscirà dal carcere di massima sicurezza dove ha trascorso gli ultimi 5 anni, giovedì prossimo. L’uomo sarà scarcerato dalla prigione speciale di Kartal, per un complesso calcolo tecnico giudiziario che prende anche in considerazione la sua buona condotta in carcere, ma che sarà completamente chiaro solo nei prossimi giorni, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza.
Agca, 46 anni, è stato condannato all’ergastolo il 22 luglio 1981 dalla prima corte d'Assise, ma nell’anno del Giubileo è stato graziato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, dopo aver scontato quasi 20 anni di carcere in Italia. Nello stesso 2000 è stato però estradato in Turchia, dove il militante dell'organizzazione terroristica di estrema destra dei «Lupi grigi», nel 1979 aveva ucciso Abdi Ipekci, direttore del quotidiano liberale Milliyet. Attualmente stava appunto scontando questa condanna per omicidio, che originariamente era a morte ma poi è stata ridotta a una pena di 10 anni.
Le motivazioni del suo gesto rimangono tuttora oscure, ma sull’epilogo di oggi pesa in maniera determinante la lettera di perdono di Karol Wojtyla, che fu definita «di straordinaria rilevanza». «Penso proprio - dice il cardinale Ersilio Tonini - che il Papa, per come io l'ho conosciuto, ora avrebbe addirittura fatto festa. La nostra fraternità va ben oltre i delitti». E Stanislao Dziwisz, ex segretario personale del Papa polacco e ora arcivescovo di Cracovia, si dice certo che «Giovanni Paolo II ora dal cielo prega per lui e anche io lo faccio». Dopo la terza domanda di grazia del terrorista turco, nel novembre del 1997, il segretario di Stato del Vaticano fece sapere che «non sollevava obiezioni ad un eventuale provvedimento di clemenza». Che arrivò dopo l’apertura della Porta Santa.
Ora Joaquin Navarro Valls, direttore della sala stampa vaticana, commenta: «La Santa Sede ha appreso soltanto dalle agenzie di stampa la notizia dell'eventuale possibile scarcerazione di Alì Agca. Di fronte ad un problema di natura giudiziaria ci rimettiamo alle decisioni dei tribunali coinvolti in questa vicenda». Impreparato alla svolta della vicenda appare Dogan Yildirim, avvocato dell’attentatore. «Sono sorpreso - dice al telefono all’Associated Press -. Se è vero, finalmente la giustizia è fatta. È stato in prigione a lungo».
Sono state le autorità carcerarie turche a rivolgersi ai giudici per l'autorizzazione al rilascio. Agca, che è renitente alla leva, sarà immediatamente arruolato per svolgere il servizio militare obbligatorio, per l’agenzia Anatolia.
Nel 1983 Wojtyla era andato nella prigione di Rebibbia e aveva incontrato l’uomo che voleva ucciderlo. «Lo aveva perdonato di cuore - ricorda il cardinal Tonini -, totalmente. Quindi, in un certo modo, aveva anticipato questa liberazione. Il Papa avrebbe accolto questa notizia come una cosa necessaria: una volta che la giustizia ha agito riconoscendo l'esistenza del delitto, una volta salvaguardate le esigenze di sicurezza dei cittadini, non c'è ragione di perseguire ulteriormente. Per noi cristiani il perdono non è una scelta, ma una condizione necessaria».
E secondo Corrado Manni, l'anestesista del «Gemelli» che seguì gli interventi chirurgici del Papa, forse proprio dopo il perdono di Giovanni Paolo II, Alì Agca si è «ravveduto per ciò che ha fatto».