Libero Mastrogiacomo, liberi 5 talebani

Kabul - «Temevo di venire ucciso» sono le prime parole di Daniele Mastrogiacomo per descrivere le due settimane di terribile prigionia nella mani dei talebani. Ieri sera è stato liberato, nella provincia afghana di Helmand, in cambio di cinque comandanti talebani, compreso Hafiz Hamdullah accusato di avere pianificato attentati suicidi a Kabul. Ieri sera poco dopo le 18 afghane l’inviato di Repubblica è arrivato all’ospedale di Lashkargah di Emergency, l’organizzazione umanitaria fondata da Gino Strada, che ha reso possibile la sua liberazione assieme a mediatori afghani, i servizi segreti locali e italiani. Le prime immagini lo riprendono con il tipico turbante pasthun e un tradizionale abito afghano composto da tunica e pantaloni a sbuffo. Provato, ma felice per la liberazione, ringrazia tutti e poi comincia a raccontare i 15 giorni da incubo che ha passato con i talebani definiti «dei pazzi, fanatici ». Il momento più impressionante deve essere stata la decapitazione dell’autista, Said Agha, considerato una spia. «Il loro comandante - ha raccontato al Tg3 il giornalista - si è alzato e ha detto: “In nome dell'Islam ti condanniamo a morte”. Tremavo, pensavo adesso tocca a me. Mi hanno messo in ginocchio con le mani legate dietro e la benda che non era messa bene sugli occhi, forse apposta. E così ho visto che prendevano questo povero cristo, lo soffocavano nella sabbia e gli tagliavano la testa».

Mastrogiacomo è stato rapito da una banda di ragazzi intrisi di Islam estremo. «Mi hanno dato un colpo prima sulla schiena con il calcio del kalashnikov - ha ricordato l’inviato - e poi me ne hanno dato un altro in testa. Ho visto le stelle e il sangue è cominciato a sgorgare». Infine lo hanno chiuso nel bagagliaio di una macchina e spostato in 15 prigioni diverse. «Quando non riuscivo a muovermi, quando mi legavano mani e piedi, quando stavo da solo in prigioni piccolecome ovili in mezzo al deserto... sapevo che l'Italia in qualche modo mi era vicina» - ha detto Mastrogiacomo alla tv di Repubblica.it. - Era l'unico conforto in quei momenti in cui temevo di morire». I comandanti fondamentalisti sono stati chiari fin dall’inizio: «Se sei una spia ti uccidiamo. Se non sei una spia, ma un giornalista come dici di essere proviamo a fare uno scambio».

Per fortuna lo scambio è riuscito, con cinque comandanti talebani, ieri alle 5.10 del pomeriggio in Afghanistan, come ha riportato per prima l’agenzia di stampa afghana Pajhwhok. L’operazione è stata organizzata sul fiume Helmand, che taglia da nord a sud la provincia. Su una riva i talebani aspettavano, armati fino ai denti i loro uomini e sull’altra Daniele ed il suo interprete, poi sparito, sono stati caricati su due convogli della parte neutrale, che ha organizzato lo scambio, composta da capi tribali ed emissari italiani. Nella zona si erano piazzati anche i servizi afghani e le truppe della Nato rimanevano pronte ad intervenire nel caso qualcosa fosse andato storto. Il convoglio con Mastrogiacomo è arrivato poco più di un’ora dopo a Lashkargah, il capoluogo della provincia di Helmand.

Mullah Dadullah, il feroce comandante senza una gamba che ha gestito il sequestro, ha inviato un file audio all’agenzia di stampa afghana Pajhwhok annunciando che in cambio del giornalista italiano erano stati consegnati ai talebani cinque detenuti nelle carceri di Kabul e forse in Pakistan. I primi due, i cui nomi erano noti, sono Latifullah Hakimi, ex portavoce talebano, arrestato nel 2005 in Pakistan, assieme ad Ustad Yasar, un altro dei rilasciati. Ambedue estradati in Afghanistan scontavano la pena nel carcere di Pol i Charki a Kabul. Yasar, responsabile della cultura ai tempi del regime talebano, viene considerato l’ideologo dei fondamentalisti. Fra gli scarcerati c’è l’enigmatico Ahmad Mansour, che era stato arrestato nel distretto di Swabi, in Pakistan, dove sorge un campo profughi afghano, che ha fornito la carne di cannone per i talebani. Secondo lo stesso Dadullah si tratterebbe di suo fratello ed il suo nome è stato inserito nella lista all’ultimomomento, al posto diMohammed Hanif, un altro ex portavoce talebano, che non aveva alcuna intenzione di consegnarsi. I fondamentalisti insistevano su Hanif perché volevano giustiziarlo come «traditore». Ai servizi afghani e poi in televisione aveva rivelato che mullah Omar, il leader guercio degli integralisti si nasconde a Quetta, in Pakistan e che i servizi di Islamabad aiutano i talebani. Di Abdul Ghaffar, il quarto rilasciato si sa solo che è un fedele comandante di Dadullah, mentre un altro pezzo grosso liberato è Hafiz Hamdullah. Durante l’Emirato talebano era console a Peshawar, la Casablanca della zona tribale pachistana. Dopo il crollo del regime è stato catturato a Kabul, dove lo accusano di aver guidato una cellula di terroristi che ha messo a segno diversi attentati, comprese azioni suicide.