Libero Spezi, il giornalista diventato Mostro

Antonella Mollica

da Firenze

Dalle 12.32 di ieri Mario Spezi, il «mostrologo» finito nell’indagini sul Mostro di Firenze, è tornato a essere un uomo libero. Quanto si senta adesso un giornalista libero, dopo 23 giorni di galera, lo potrà raccontare solo lui tra qualche tempo. Ma l’annuncio appena uscito dal carcere di Perugia, suona come una campana a morte per la libertà di stampa: «Non voglio più sapere niente di questa storia. Con il Mostro di Firenze ho chiuso».
Il tribunale del riesame di Perugia, un collegio tutto al femminile, ieri ha messo il primo punto fermo a questa storia incredibile che ha visto passare un cronista dall’altra parte della barricata, protagonista di quella cronaca che per anni ha raccontato. Mario Spezi deve tornare in libertà - hanno scritto i giudici nel dispositivo depositato ieri mattina - perché il provvedimento del gip che lo ha messo in carcere con l’accusa di depistaggio e calunnia è infondato. Entro cinque giorni i giudici dovranno depositare le motivazioni di questo verdetto destinate a segnare per sempre l’inchiesta.
«Abbiamo vinto la battaglia del Trasimeno - ironizza l’avvocato Alessandro Traversi a caldo -. È stata una battaglia di verità, giustizia e libertà. Adesso aspettiamo di leggere cosa hanno scritto i giudici». Un colpo durissimo per la procura di Perugia. Il pm Giuliano Mignini dal canto suo non demorde: ha già annunciato, senza attendere le motivazioni, che presenterà ricorso per Cassazione.
Appena uscito dal carcere, Mario Spezi - scarcerato insieme a Luigi Ruocco suo presunto complice nel tentativo di depistaggio - ha abbracciato la moglie Myriam che gli è corsa incontro. «Sono al settimo cielo, è finito un incubo» ha detto la donna nell’attesa. «Ho saputo della scarcerazione da “radio carcere”. In cella non mi funzionava la televisione - racconta Spezi -, all’improvviso ho sentito gridare “sei libero zio”, così mi chiamavano gli altri detenuti perché sono il più anziano».
Il giornalista non ha risparmiato critiche all’indagine a suo carico. «È stato costruito un falso reato - ha sostenuto - sul racconto di due calunniatori. Come si faceva nell’inquisizione. Qualcuno alla procura di Perugia non si è accorto che siamo invece nel 2006. I processi alle streghe sono finiti ed esiste uno stato di diritto». Questi 23 giorni di carcere non me li ridarà più nessuno». Parole simili, queste ultime, a quelle di Ruocco (che ha saputo dal telegiornale della scarcerazione). «Succede anche che si possano fare 23 giorni in carcere senza avere commesso reati» ha detto. «I miei rapporti con Spezi? Ottimi - ha concluso Ruocco -, non c’è niente di contraddittorio».
Secondo la ricostruzione del magistrato il giornalista avrebbe tentato di depistare le indagini sulla morte di Narducci cercando di far tornare l’attenzione sulla cosiddetta pista sarda con il ritrovamento di reperti riconducibili al mostro di Firenze (ma mai recuperati) in una villa delle colline fiorentine frequentata da parenti di personaggi coinvolti in passato nelle inchieste toscane. Informazioni, quelle sulla presunta presenza di sardi nella villa, che Spezi - è emerso dalle indagini - avrebbe ricevuto da Ruocco. Il muratore ha però spiegato di essersele inventate per avere 200 euro dal giornalista dopo che questi si era mostrato interessato. Sarebbe stato però all’oscuro - ha ritenuto anche il pm - dell’uso che intendeva farne.
Il pm Mignini aveva depositato venerdì mattina una memoria di dodici pagine nella quale ripropone un film già visto, aggiungendo pochi nuovi elementi a quelle accuse contenute nell’ordinanza del gip. Aveva puntato il dito su «un inspiegabile rancore verso le indagini» e della «gravissima strumentalizzazione a livello di informazione e di coro massmediatico che il soggetto riesce a controllare». Mario Spezi «personalità caratterizzata da una elevatissima capacità criminale e da un assoluto disprezzo verso la sorte di persone innocenti, ingiustamente accusate» avrebbe organizzato un vero e proprio depistaggio. Il pm spiega che la questione finita davanti al tribunale del riesame è solo «la punta di un iceberg dai contorni terribili». Il pm sembra dimenticare che i reperti degli omicidi non sono mai stati ritrovati nella villa. Ma l’odissea di Mario Spezi non finisce qui. Lo scrittore che è anche indagato per concorso nell’omicidio Narducci sarà nuovamente interrogato dal pm il 6 maggio prossimo.