La libertà è anche quella di pensare

(...) ma soprattutto intellettuale vero, capace di guardare non all’oggi, ma al domani, quando non al dopodomani. Proprio per questo, abbiamo riconosciuto il ruolo decisivo e indispensabile di Pierluigi Vinai per allargare il cerchio dei soliti noti e per uscire da un’idea di partito autoreferenziale e sempre legata alle stesse facce. Ecco, in questo, il ruolo di Vinai è piùchedecisivo.
Ma il meglio ce l’ha riservato il coordinatore regionale azzurro Michele Scandroglio, che mi ha fatto una delle telefonate più gradite su questo tema. Scandroglio è un insospettabile, uno che è descritto come un duro, una specie di uomo Denim che non deve chiedere mai. E quindi, secondo questa vulgata, dovrebbe avere con la Cultura lo stesso rapporto di due rette parallele. Non si incontrano mai. E invece. Invece, Scandroglio - sotto la scorza da duro - ha una formazione che va dai presocratici a Kierkegaard. E il suo intervento nel dibattito sulla cultura del centrodestra è molto significativo. Dopo Maifredi, dopo Gianmoena, dopo Vinai, dopo l’interesse di Cassinelli e Rosso, Scandroglio «il duro» che lascia spazio al suo cuore intellettuale è la certificazione ufficiale dell’interesse per un mondo troppo importante per essere ignorato. Un lusso che nessuno si può permettere. Benvenuto al Popolo della libertà. Anche di pensare.