La libertà di criticare

All'ouxellu che u nu meita a botta nu se ghe spara recitava un vecchio detto genovese... però il signor Martinelli una breve replica davvero la merita.
Non so dove egli fosse nel 1946, io stavo vivendo la mia adolescenza a Sampierdarena ed ero già sampdoriano.
Da allora, son passati 60 anni anche per me, non ho mai cessato di amare e tifare per questi colori e ritengo di aver pieno titolo per respingere con forza i reprimenda del tifoso mio gratuito interlocutore.
Può darsi che io sia diventato tifoso più tiepido... sicuramente il calcio è molto cambiato da allora ed i giocatori, oltre a tutti gli addetti ai lavori, sono diventati molto più ricchi e molto meno «attaccati» alla maglia che indossano pro-tempore.
Non vedo perchè un tifoso, pur fermo nella propria fede, non possa esprimere delusione ed insoddisfazione, stimolando anche con una critica la società a fare meglio.
L'annata scorsa non è stata solo sfortunata... Juliano, Marchesetti e Colombo non li ho voluti io, e l'anno prima dopo «capricci» di Bazzani... bè lasciamo perdere.
Certo con l'avanzare dell'età son passato dalla Sud alla Tribuna, non grido forte perchè mi è calata anche un po’ la voce, forse sopporto con maggior difficoltà le sconfitte e soprattutto quando la squadra gioca male (e negli ultimi due anni è successo troppo spesso), ma la mia sampdorianità non è in discussione e non intendo darne conto a chicchesia.
Come gli altri anni ho seguito la preparazione a Moena, mi sono rimaste molte perplessità e le ho espresse, dove sta il dolo?
Spero di solo di essermi sbagliato... farò volentieri pubblica ammenda, ma soprattutto spero che il sistema calcio italiano riesca a rigenerarsi altrimenti... io resterò tifoso della Samp a vita, ma lo spettacolo calcio perderà uno spettatore.
Forza Sampdoria, se permette, lo dico anch'io.
Cordialmente.