Libertà in versi, ricordi e storie del passato: Pistillo presenta le sue poesie ai detenuti

La poesia non ha leggi, al massimo, obbedisce, se le aggrada, a qualche regola metrica. È giusto quindi che possa vivere e moltiplicarsi anche dietro le sbarre. Anche nel carcere di San Vittore. Lì, oggi, fra le 13,30 e le 15,30, viene presentata una raccolta di poesie: I ponti, i cerchi, di Carmelo Pistillo (La Vita Felice, pagg. 76, euro 10). E del resto fin dal titolo, che evoca la libertà del congiungimento fra opposte sponde della vita (i ponti), insieme ai perenni corsi e ricorsi della Storia e delle nostre storie personali (i cerchi) si comprende che questi versi mettono a tema la libertà. Nello specifico la libertà di soffrire per i propri ricordi e rimpianti (la figura della sorella Maria, soprattutto, cui sono dedicati) e di gioire, anche se nella mestizia dell’assenza, ricordando grandi figure assurte, per Pistillo, al rango di numi tutelari: Puškin, Rilke, il Pontormo, van Gogh, Spinoza, Pavese, Balzac... Sono punti di riferimento non soltanto ideali, ma anche materiali, carnali, i quali, con il loro esempio fuori dagli schemi, fuori dalla costrizioni di ogni libertà, superano i labili confini del tempo.
È la seconda raccolta di Carmelo Pistillo, dopo quel Quaderno senza righe del 2008 (LietoColle) in cui spiccava la voglia di riscattarsi (ancora una volta, la libertà...) da ogni vincolo imposto dall’architettura stilistica, dall’ordine compositivo, dal discorso programmatico. Del resto, «I poeti vanno a capo,/ sono atleti del suono/ spesso senza voce», e anche la più profonda e sentita delle parole può sciogliersi nell’aria dove chiunque può catturarla: «Pure i vangeli sono sogni orali,/ graffiti apocrifi senza muro», mescolandosi con «le ortografie opache/ adagiate sul nulla».