Il «Libertino» ci riprova ma è vecchio dentro e fuori

Il buon, caro, antico organo sessuale maschile - così vicino al pensiero dei registi d'opera dell'ultima ora, come Calixto Bieito - riappare come protagonista questa volta nella scenografia di The Rake’s progress (La carriera di un libertino), plastico e gonfio trofeo ricorrente, a Bologna che apre così la sua stagione d'opera. Lo spettacolo, già dato in Spagna, ha per pretesto la rappresentazione della pièce di Auden e Kallman musicata da Stravinskij nel 1951. L'opera, che sembra un melodramma di più secoli in versione cristallizzata, qui è stata risolta in un gran parco giochi dal pavimento elastico su cui insistentemente ballonzolano e copulano senza tanto godere i bravi cantanti Marlin Miller, Richard Paul Fink, Ellie Dehn, Sara Fulgoni (non citati nelle locandine fuori dal teatro: complimenti per il rispetto agli artisti), quando non girano per la platea. Non succede nulla di definibile. Daniele Gatti dirige bene. Orchestra e coro risultano buoni. Lo spettacolo è di quelli con cui si possono annunciare vecchi scandali, e piace al pubblico perbene sempre nella paura di non essere abbastanza moderno. Alcuni, fra dirigenti e pubblico, non sono poi tanto avanti nell'età. Ma in queste cose l'importante è essere vecchi dentro.