Il libertino seduce la pudica in una elegante favola nera

A Bologna suggestiva rilettura di «Tutto in una notte» di Crébillon

Enrico Groppali

Strano destino quello dei famigerati censori reali del diciottesimo secolo in terra di Francia. Almeno a giudicare dalla vita del più noto tra quanti alla corte di Versailles ebbero lo sgradevole compito di lasciar libero corso o viceversa di cassare con severità gli implacabili libelli che cominciavano a circolare tra le file dell'aristocrazia a proposito della moralità pubblica. Perché Claude-Prosper-Jolyot de Crébillon anelò a lungo a quella carica, ma solo per risolvere gli spinosi problemi economici causati dalla sua eccessiva prodigalità, e non certo per intima consonanza all'ufficio che a lungo gli assicurò il pane.
Infatti il Nostro che ritratti, medaglioni e miniature ci presentano più roseo e incipriato dei patrizi veneti ritratti, quello stesso secolo, nei pastelli vaporosi di Rosalba Carriera, a tutto pensava fuorché a frenare negli scritti che di lui ci rimangono la sua impenitente vocazione di cantore dell'amore. Ne fa fede la sua opera più famosa, un romanzo in versi sciolti che, datato 1755, ancor oggi ci sorprende per lo struggente pessimismo di cui è intriso da cima a fondo. Titolo: La notte e il momento. Argomento: il modo in cui sedurre una dama che, in apparenza, di tutto ha fatto per evitare lo scoglio insidioso della passione che ha ispirato al suo cavaliere. Moralità: dimostrare che, in certe materie, il ricorso alle buone maniere non ci è di alcun aiuto. Consiglio: ricorrere con garbo al sistema più vecchio del mondo, cioè all'attacco frontale penetrando nel territorio nemico - in questo caso il letto della seducente avversaria - accampando con classica compostezza tali e tanti diritti da sgominare qualsiasi riserva da parte del contendente.
Naturalmente, l'autore insegna, quel che conta è la scelta dell'arma più appropriata alla bisogna, e cioè il momento giusto. In caso contrario persino a uno sciupafemmine consumato come Clitandro non resterà che battere vergognosamente in ritirata. Di questo e non altro è fatto questo dialogo tra i massimi sistemi della virilità e della femminilità adombrati sotto lo schermo delle taglienti ripulse di una Cidalise che pensa all'amore sepolta tra le lenzuola e degli improbabili affondi di un Clitandro giunto a turbare il suo pudore, che giustamente il regista Matteo Tarasco ambienta in una vasca di porcellana color latte. Dove i corpi, ignudi come quelli di due pastorelli dell'Arcadia, del veemente Lorenzo Lavia e della sospirosa Silvia Salvatori si fronteggiano in una lotta senza esclusione di colpi di cui è protagonista, più dell'ardore giovanile che detta la conquista dell'uno e la resa dell'altro, un elemento indispensabile come Madama Ironia.

TUTTO IN UNA NOTTE - di Crébillon Regia di Matteo Tarasco, con Lorenzo Lavia e Silvia Salvatori. Bologna, Teatro Duse, fino al 12 giugno