Liberty e colline: ecco la villa del re degli occhiali

Giovanni Vitaloni: «Amo abitare dove la città è lontana e il paesaggio diventa assieme alla casa il vero protagonista»

Antonello Mosca

Giovanni Vitaloni è amministratore delegato di «Nico-design», una delle più significative realtà imprenditoriali italiane nel settore delle montature d'occhiale, da vista e da sole. Proprio recentemente la innovativa montatura Racing, realizzata con uno speciale materiale plastico, ha ricevuto a Parigi il «Silmo d'Oro», vero Oscar nel campo degli occhiali. Vitaloni non vive in un normale appartamento cittadino, grande o piccolo che sia, ma in una villa davvero speciale.
A che anno si può riferire la costruzione della sua casa?
«Risale al 1905 e pensi che era la casa del parroco. Solitamente le costruzioni abitate da questi personaggi sono tranquille e banali edifici, ma in questo caso il parroco non viveva tra mure sobrie e rigorose».
Ha uno stile ben preciso.
«Infatti, è un vivace esempio di quello stile liberty molto diffuso a Torino e dintorni all'inizio di questo secolo, forse un omaggio o una moda legata ai vicini cugini d'Oltralpe».
Ma anche la posizione è particolarmente felice.
«Il paese di Cavoretto, appena fuori dall'area urbana di Torino, offre un paesaggio davvero straordinario, e la casa fu costruita sulla collina, immersa nel verde e soprattutto circondata dai vigneti di Barbera e Moscato d'Amburgo».
Come mai ha scelto di abitare su questa collina?
«Le confesso che quando mi sono affacciato per la prima volta dal terrazzino posto sopra al portico mi sono sentito impadronire da una strana sensazione e capii che questa sarebbe stata la casa giusta per me e per la mia famiglia».
In effetti si gode una vista strepitosa?
«Mi fa piacere che lei lo sottolinei perché è davvero impagabile: si arriva ad ammirare tutte le Alpi, dal Monviso fino alla Val di Susa, abbracciando poi con lo sguardo una buona parte di Torino stessa».
Ma mi sembra che esistano anche molti altri particolari che la rendono legata a questa casa?
«Guardi sono davvero innumerevoli. Se lei segue la mia analisi che faccio con ordine, vale a dire partendo dall'esterno della casa per arrivare via via nel cuore della stessa, posso raccontare, ed anche a lungo, la fattura e l'armonia dei fregi liberty che sono in grado di conferire a tutta la struttura, giocata architettonicamente su tre livelli, una straordinaria leggerezza che io definirei “sorridente” e “rilassante”. Come vede i restauri non sono ancora terminati, perché questa abitazione era dotata di particolari architettonici e decorativi davvero incredibili per il buon gusto. Così presto riuscirò ad ammirare appieno gli affreschi originali».
Di fronte ad un volume con queste caratteristiche, come si è orientato nell'arredamento?
«Ho preferito scegliere una strada ben precisa: quella di adattarmi in maniera naturale alla personalità dell'edificio, senza creare forzatamente delle dissonanze. Come può vedere il soggiorno è arredato in stile anni trenta, con grande impiego del legno di noce. Il pavimento è interamente in legno, a listoni, e vi troneggia un grande camino in marmo rosa. Il tutto da una sensazione di cordialità non indifferente e i velluti arancio usati per i rivestimenti danno un tocco di vivacità solare».
E la cucina?
«È tutta realizzata in muratura, con grandi piani di lavoro in legno e parte in marmo. Ha accanto una comoda zona pranzo che ho ricavato rifacendomi ai conservatoires dell'Ottocento».
Curiosi i due bagni.
«In effetti ho giocato la carta della doccia “stereo” vale a dire che, essendo i bagni molto vicini tra loro, ho inserito nel mezzo una grande cabina doccia, accessibile dai due locali».
Curiosa la camera da letto.
«Un poco di fantasia credo debba esserci in ogni casa, ed io sopra la testata del letto in rigorosa armonia con l'ambiente e quindi in ferro battuto ho fatto volare due deliziosi putti in rilievo».