Libia, alleati al raìs: "Esilio senza salvacondotto" Ma la Francia avverte: "Diamo le armi ai ribelli"

Dopo dieci giorni di bombardamenti, la Conferenza internazionale cerca di trovare una via d'uscita al post Gheddafi. Assente a sorpresa l'Unione africana. Obama assicura: "Non sarà un altro Iraq". Ma il raìs rilancia: "Siete come Hitler". La Nato prenderà il comando, ma solo da giovedì

Washington - Dall Conferenza di Londra sulla Libia "è emersa l’opzione dell’esilio" per Muammar Gheddafi ma senza "garantire un salvacondotto". Ma il ministro degli Esteri britannico William Hague ha avvertito che il Regno Unito non è impegnato a negoziare un'uscita del raìs anche se "questo non impedisce ad altri di farlo". La Nato prenderà il comando delle operazioni in Libia a partire da giovedì mattina: "In questo momento gli alleati stanno trasferendo i mezzi. Non c’è alcun ritardo. Spetta al comandante della task force, generale Buchard, annunciare la piena capacità operativa". Ma la Francia fa un altro passo in avanti dicendosi pronta a discutere con gli alleati di un aiuto militare ai ribelli in Libia.

Conferenza internazionale a Londra Trentasette ministri degli Esteri di Europa, Paesi Arabi, Africani e i vertici delle principali organizzazioni internazionali, dall'Onu alla Nato, dalla Lega Araba, all’Ue e l’Organizzazione dei Paesi islamici (Oic) sono riuniti a Lancaster House a Londra, sede di rappresentanza del Foreign Office. E' il summit del Gruppo di contatto sulla Libia che intende trovare una via d'uscita - dopo oltre dieci gionri di bombardamenti aerei della "Coalizione dei volenterosi" prima e della Nato da domenica - alla crisi libica e sul dopo Gheddafi, dove sembra prendere sempre più piede l’ipotesi dell’esilio in un Paese africano del Colonnello. Presenti anche i vertici del Consiglio Nazionale Transitorio dei ribelli di Bengasi, la maggiore forza di opposizione al Colonnello, guidata da Muahammed Jabril. Ad aprire i lavori il premier britannico David Cameron, che cederà la guida al ministro degli Esteri William Hague. Assente a sorpresa l’Unione africana cui il Colonello si è affidato per la soluzione della crisi attraverso una road map.

L'ipotesi di esilio L'opzione di un allontanamento dal Paese di Muammar Gheddafi è stata avanzata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e sostenuta tra gli altri dalla omologa spagnola Trinidad Jimenez. Secondo fonti diplomatiche italiane, questa sarebbe la "soluzione migliore" per la crisi libica e nell'operazione "può avere un ruolo l’Unione Africana". "La comunità internazionale non considera più Gheddafi un interlocutore politico" hanno ricordato le fonti. Ma gli insorti continuano a chiedere il processo: "I crimini commessi contro il popolo libico non possono essere dimenticati", ha ribadito Guma el-Gamaty, membro del Consiglio Nazionale di Transizione libico.
 

Gli Stati Uniti avanti coi raid I raid contro le truppe di Muammar Gheddafi andranno avanti fino a quando il Colonnello non rispetterà tutte le condizioni della risoluzione 1973 dell’Onu. Questa la posizione degli Usa ribadita da Hillary Clinton alla conferenza internazionale sulla Libia di Londra, che il segretario di Stato americano considera il punto di svolta della crisi libica. Per la Clinton la comunità internazionale deve continuare a fare pressione su Gheddafi per isolarlo completamente fino a quando non lascerà il potere

Scontro a distanza tra Obama e il raìs Il Colonnello ha fatto sentire la sua voce da Tripoli, tra invettive e aperture. "Lasciate che sia l’Unione africana a gestire la crisi, la Libia accetterà tutto quello che l’Ua deciderà", ha affermato Gheddafi in un messaggio diramato dall’agenzia ufficiale Jana. Unione africana che peraltro ha deciso di non partecipare alla conferenza di Londra. Gheddafi ha anche paragonato l’operazione militare alleata in Libia alla campagna di Hitler in Europa: "Sembra che voi in Europa e negli Stati Uniti non comprendiate che questa operazione militare, barbara e malefica, somiglia alle campagne di Hitler quando invadeva l’Europa e bombardava la Gran Bretagna". Sul terreno l’artiglieria di Gheddafi ha respinto i ribelli libici verso Ben Jawad, un centinaio di chilometri a est di Sirte.

Continua lo scontro militare Nella notte le forze Usa hanno attaccato tre imbarcazioni del regime libico, tra cui una motovedetta, che stavano aprendo il fuoco contro unità civili nel porto di Misurata: la motovedetta si è arenata, una barca è stata distrutta e l’altra è stata abbandonata dagli occupanti. E a Misurata il bilancio di nove giorni di combattimenti per i ribelli sarebbe di 124 morti e di 284 feriti. Nella notte la televisione libica ha trasmesso immagini di Khamis, il sesto figlio di Muammar Gheddafi che un sito dell’opposizione aveva dato per morto in un attacco kamikaze. Khamis è stato mostrato nella caserma-bunker del padre a Tripoli mentre saluta i sostenitori del regime, radunati per formare "scudi umani". Dopo la videoconferenza tra i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha minimizzato l’esclusione dell’Italia ("Non si prendevano decisioni ed era solo un tentativo per recuperare Berlino") e ha esposto la ricetta italiana per la crisi libica: un cessate il fuoco sul terreno, un’iniziativa di riconciliazione nazionale da parte del Consiglio Transitorio Libico e una missione diplomatica dell’Unione Africana.

Il manifesto del Consiglio di Bengasi Una nuova Libia "moderna, libera e unita" seguirà "la sconfitta del regime illegale di Gheddafi". E' questa l'"aspirazione" del Consiglio nazionale provvisorio di Bengasi, che in occasione della conferenza di Londra presenta un manifesto in otto punti per la "ricostruzione di una Libia democratica". "Visto che siamo abituati a essere governati dalla dittatura autoritaria di un uomo, l’autorità politica a cui aspiriamo deve rappresentare la libera volontà delle persone, senza l’esclusione o la repressione di alcuna voce". Tra gli obiettivi che il movimento del 17 febbraio intende raggiungere, grazie a "dialogo, tolleranza, collaborazione e coesione nazionale" ci sono una bozza di costituzione nazionale; la formazione di organizzazioni politiche e istituzioni civili fra cui partiti politici; il diritto di voto per ogni cittadino; il rispetto della libertà di espressione anche e soprattutto attraverso i media; il rispetto di ogni libertà religiosa. "Gli interessi e i diritti dei cittadini e delle compagnie straniere saranno protetti", assicura il Consiglio aggiungendo che temi-chiave come "immigrazione, diritto di residenza e cittadinanza saranno gestiti dalle future istituzioni di governo, nel rispetto dei principi e dei diritti dell’asilo politico".