Libia, arrestato SenussiEx capo dei servizi segretiCnt: processeremo Saif

Il Cnt: "Vogliamo che il processo al figlio di Gheddafi si svolga in Libia: la giustizia nazionale è quella ordinaria, quella internazionale è l’eccezione". <a href="/fotogallery/saif_islam_dopo_cattura/id=3552-foto=1-slideshow=1?" target="_blank"><strong>FOTO</strong></a>

Un altro pezzo grosso del regime di Muammar Gheddafi è finito in manette. Si tratta dell’ex capo dei servizi segreti, Abdallah Al Senussi. L'arresto è avvenuto oggi nel sud della Libia. L'uomo era ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi). L'annuncio è stato dato da un alto responsabile del Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). "Abdallah al Senussi è stato arrestato nella regione di al Guira, nel sud del Paese", ha dichiarato la stessa fonte sotto anonimato. La notizia è stata confermata anche dal corrispondente della Free Libya Tv.

Il giorno dopo l'arresto di Saif al Islam il Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) insiste nel respingere le richieste dell'Aja: "Vogliamo che il processo si svolga qui in Libia perché la giustizia nazionale è quella ordinaria e quella internazionale è l’eccezione". La posizione ufficiale del Cnt è stata espressa dal ministro della Giustizia, Mohammed al-Allagui, che ha aggiunto: "Vi sono tutte le necessarie garanzie per un processo giusto, soprattutto dopo che con l’emendamento a una legge è stata salvaguardata l’indipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo".

Il secondogenito di Gheddafi è stato catturato dopo tre mesi di fuga. Il linciaggio di massa e l’assassinio del padre, riprese dai telefoni cellulari e rilanciato in tutti i siti Internet e i telegionali del mondo, ha finito per alimentare la pressione internazionale sul nuovo regime affinché, nel caso, di Saif, mostri rispetto dei diritti umani ed eviti altre manifestazioni di pura barbarie. Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti hanno chiesto con voce ferma alla Libia di collaborare con la Corte penale internazionale, e altrettanto ha fatto la Russia. Per il momento il figlio di Gheddafi è a Zintan: "Gli viene garantito-  ha spiegato Osama Juili, capo del Consiglio militare di Zintan - il trattamento dei prigionieri previsto dal diritto internazionale".

Intanto emergono nuovi particolari sull'arresto di Saif, avvenuto venerdi scorso. Ha finto di essere un pastore di cammelli per sfuggire all’arresto. L'ha rivelato il comandante dell’unità dei combattenti di Zintan che lo hanno catturato, Ahmed Amuri, citato dall’Observer. "Quando lo abbiamo preso ha detto: 'Mi chiamo Abdul Salem, pastore di cammelli', ha raccontato Amur, la cui unità ha tenuto sotto controllo per oltre un mese la vasta regione desertica del sud della Libia, prima di ricevere una soffiata, la scorsa settimana, sulla presenza di Saif nei pressi della città di Obari. "Sapevamo che si trattava di un personaggio di alto profilo, ma non sapevamo chi fosse", ha precisato Amur.

I combattenti hanno preso posizione nel deserto, vicino ad Obari, in attesa della loro preda: come preannunciato dall’informatore, a un certo punto hanno visto arrivare due jeep. "Quando abbiamo visto la prima vettura abbiamo esploso dei colpi, non per colpirla, ma come avvertimento. La macchina si è fermata. Quindi è arrivata la seconda vettura su cui c’era Saif - ha proseguito - abbiamo esploso dei colpi di avvertimento e la macchina si è fermata. Saif e un suo collaboratore sono scesi". Quando i combattenti si sono avvicinati a piedi, Saif si è gettato faccia a terra e ha cominciato a sporcarsi il volto: "Voleva rendersi irriconoscibile". A questo punto Amur è corso verso di lui e gli ha ordinato di alzarsi, trovandosi così faccia a faccia con il figlio di Gheddafi: "La sua faccia era sporca, ma sapevo chi era. Quindi ci ha detto: 'Sparate'. Ma quando i ribelli si sono rifiutati di aprire il fuoco e si sono presentati, Saif ha detto: Ok, sparatemi o portatemi a Zintan".