Libia, Berlusconi: "Basta violenza Ma ora attenti agli integralisti"

Il premier guarda al futuro: &quot;No all'affermazione del fondamentalismo islamico&quot;. Frattini condanna le violenze di Tripoli: &quot;Verosimile la cifra di mille morti&quot;. E sull'ondata di immigrati in arrivo dice: &quot;Chiediamo aiuto all'Europa, non ci lasci soli&quot;. Poi svela la chiamata di Berlusconi a Gheddafi: &quot;Gli ha ripetuto le stesse cose che ha detto in tv&quot;. <strong>Tripoli, fosse comuni in riva al mare</strong>: <strong><a href="/video/libia_fosse_comuni_riva_mare/id=libia_fosse_comuni">guarda il video</a></strong>

Roma - No alla violenza ora, no al fondamentalismo dopo. "Per tutta la notte siamo stati in contatto con i leader europei e americani per monitorare la situazione in Libia e in altri paesi del nord Africa. Quello che è importante è che non ci siano violenze, ma dobbiamo anche essere attenti a quello che accadrà dopo quando saranno cambiati questi regimi con cui noi trattiamo e che sono per noi importanti per la fornitura di energia". Lo ha detto intervenendo agli Stati generali di Roma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

La condanna di Frattini "Non abbiamo notizie esatte sul numero dei morti, ma la mancanza di comunicazione ci fa dire che la cifra di mille purtroppo è verosimile": così il ministro degli Esteri Franco Frattini, ospite stamane della Comunità di Sant’Egidio, in merito alla rivolta in Libia. "Speriamo di avere maggiori informazioni dai giornalisti internazionali che sono riusciti ad entrare nel Paese. L’Italia ribadirà la ferma condanna delle violenze inaccettabili" continua Frattini. "Ribadiremo - ha aggiunto il titolare della Farnesina - la richiesta di immediata cessazione delle violenze contro i manifestanti e ribadiremo l’appello per scongiurare una guerra civile che finirebbe in un bagno di sangue. Uniamo la nostra voce a quello che stanotte ha detto l’Onu - ha detto Frattini - seguendo le parole dell’Europa e della Lega araba".

La politica verso Tripoli Nei rapporti con la Libia l’Italia ha fatto in passato "quel che doveva fare" e oggi "facciamo quello che dobbiamo fare: c’è infatti un limite e di fronte a quello che sta accadendo non possiamo non levare la nostra voce" ha detto il ministro degli Esteri , sottolineando che la politica estera italiana verso "un Paese che occupa una posizione strategica nel Mediterraneo ha seguito una linea di continuità dagli inizi degli anni ’90, con i governi Dini, D’Alema, Prodi e Berlusconi".

Il flusso migratorio "L’Italia sarà unita all’Europa nella valutazione di ulteriori appropriate misure nei confronti della Libia. Ma le conseguenze migratorie" di tali misure "non potranno essere accollate solamente all’Italia. Su questo punto siamo chiari, fermi e puntuali" ha detto Frattini, intervenendo alla Camera. "Noi chiediamo che l’Europa faccia il suo dovere. Noi vogliamo più Europa nella gestione dei flussi migratori perché i Paesi non possono essere lasciati soli".

La telefonata Berlusconi-Gheddafi Nel corso della telefonata di ieri tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, il premier ha chiesto al leader libico la "sospensione immediata delle violenze", ma "la risposta è stata la ripetizione dell’analisi già pubblicamente enunciata in tv". Lo ha riferito il ministro degli Esteri nel corso dell’informativa alla Camera sulla situazione in Libia. Gheddafi ha ripetuto a Berlusconi le accuse all’Italia su un "presunto tentativo di potenze straniere di interferire in Libia" ha aggiunto Frattini, "niente di più falso". Il leader libico, ha sottolineato Frattini, ha fornito la "stessa risposta" anche al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.