Libia, Berlusconi: "Non si può essere spettatori" L'Onu chiede l'appoggio dell'Italia: ruolo attivo E Obama: "Gheddafi lasci per il bene del paese"

<strong><a href="/esteri/le_due_piazze_dividono_tripoli_gheddafi_armero_popolo/26-02-2011/articolo-id=508357-page=0-comments=1">La battaglia si sposta</a></strong> (<strong><a href="/video/spari_e_urla_strade_tripoli/id=tripoli_urla" target="_blank">video</a></strong>). Ieri il Colonnello è riapparso e ha arringato la folla (<strong><a href="/video/gheddafi_arringa_folla_piazza_verde/id=gheddafi_piazzaverde" target="_blank">video</a></strong>). Gli Usa firmano le sanzioni contro il regime. La Nato: <strong><a href="/esteri/ora_loccidente_vuole_intervenire_usa_e_nato_pronti_tutto/26-02-2011/articolo-id=508358-page=0-comments=1">&quot;Pronti per ogni eventualità&quot;</a></strong>. Berlusconi: &quot;L'Italia non può restare spettatori&quot;. La casa Bianca chiede che il raìs lasci. Città e pozzi di petrolio: <a href="/esteri/libia_fiamme_chi_controlla_citta_e_pozzi_petrolio/petrolio-libia-gheddafi-rivolta/26-02-2011/articolo-id=508514-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>chi li controlla</strong></a>.<strong> Segui la cronaca</strong> in <strong><a href="/streaming_aljazeera.pic1">DIRETTA VIDEO
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Tripoli - "Se tutti siamo d’accordo possiamo mettere fine la bagno di sangue e sostenere il popolo libico". Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha invitato tutti a intervenire dal momento che gli sviluppi della situazione del nord Africa "sono molto incerti perchè quei popoli potrebbero avvicinarsi alla democrazia ma potremmo anche trovarci di fronte a centri pericolosi di integralismo islamico". Intanto il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha invitato il Cavaliere a dare un appoggio continuo e garantire un ruolo attivo dell’Italia per le azioni decisive da prendere per risolvere la crisi libica.

Obama: "Gheddafi lasci" Barack Obama rompe ogni indugio e attacca frontalmente il dittatore libico chidendogli per la prima volta in modo diretto ed esplicito di lasciare subito il potere. Per giorni la Casa Bianca, senza mai citare Gheddafi, si era limitata a condannare il regime, esortando alla moderazione e chiedendo il cassate il fuoco. Molti osservatori avevano letto dietro questa prudenza il timore che il regime di Gheddafi potesse catturare americani e farli ostaggi, mettedo in grave imbarazzo l'amministrazione, un po' come accadde a Jimmy Carter nel 1979 con l'Iran di Komeini. Un pericolo che Obama non poteva correre. Ma ora il quadro è radicalmente cambiato. La stragrande maggioranza degli americani ha già lasciato il Paese ed è ormai al sicuro a Malta o in altri Paesi dell'area. Così Obama, nel corso di una conversazione con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha compiuto il passo che molti in America aspettavano con ansia, sancendo la scomunica definitiva del rais. "Quando un leader sta al potere con l'unico scopo di usare violenza generalizzata contro il suo popolo - afferma Obama in un comunicato - ha perso ogni legittimità di governo. E per il bene del suo Paese è necessario che lasci subito il potere". Un concetto confermato subito dopo dal segretario di Stato, Hillary Clinton. "Gheddafi dovrebbe andare via senza ulteriori bagni di sangue e altre violenze. Il popolo libico ha spiegato in modo chiaro cosa pensa del futuro di Gheddafi", si legge in un comunicato. Tornando al contatto tra Obama e Merkel, secondo la Casa Bianca i due "hanno condiviso la preoccupazione sulle continue violazioni da parte del governo di Tripoli dei diritti umani e sugli atti di brutalità compiuti ai danni del popolo", inoltre hanno ribadito "il loro sostegno alla richiesta che viene dal popolo libico di vedere tutelati i diritti universali e di un governo che risponda alle loro aspirazioni". Sono quindi d'accordo nel ritenere Gheddafi "responsabile" di quanto è accaduto. Obama, nel giorno in cui il Palazzo di Vetro dell'Onu si appresta a varare sanzioni ai danni di Tripoli, ha quindi "salutato con favore gli sforzi in atto da parte degli alleati degli Stati Uniti, incluse le Nazioni Unite e l'Unione Europea, per mettere in campo misure forti ed efficaci per far fronte alla crisi". 

Italia-Libia, trattato inoperante "Non capisco come le mie parole possano essere state travisate. Ho detto che il trattato è di fatto inoperante in questi giorni perchè non c’è la controparte in grado di rispettarlo. Quindi di fatto è sospeso". Lo ha detto a Sky Tg24 il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a proposito del Trattato tra Italia e Libia. "È chiaro - ha aggiunto - che in questo momento il trattato non c’è nella sua operatività". "Il trattato - ha detto ancora La Russa - non si fa con i governi o le persone, ma con gli Stati. Noi speriamo che un domani ci sia uno stato libico in grado di rispettarlo". 

Gli italiani rimasti senza viveri Gli italiani rimasti bloccati ad Amal, in Libia, e rimasti ormai a secco di viveri, si stanno dirigendo in parte via terra verso il porto di Al Byraukah, dove verranno prelevati dalla nave della Marina militare Mimbelli, e in parte verso un’altra località a circa 50 chilometri da Amal, dove dovrebbero essere presi a bordo da aerei di altri Paesi. Il Comando operativo di vertice Interforze (COI), la struttura della Difesa che gestisce tutte le operazioni fuori area, rende noto di aver "esperito tutti i tentativi possibili per far atterrare un aereo C-130 dell’Aeronautica militare in Libia, ad Amal. Ma, avendo ricevuto un totale rifiuto ad autorizzarne l’atterraggio da parte delle autorità locali e avendo percepito una reale situazione di rischio, il Coi ha proceduto ad inviare immediatamente nave Mimbelli verso il porto di Al-Byraukah ove il personale italiano e quello di altri paesi è atteso in afflusso via terra". "Risulta altresì - sottolinea lo Stato maggiore della Difesa - che alcuni cittadini italiani si siano spostati in una località a circa 50 chilometri di distanza da Amal ove sarebbero atterrati aerei di altri paesi". "L’operazione - viene precisato - è tutt’ora in corso. Il Coi è in costante contatto con l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri".

Gli osservatori internazionali Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha inflitto sanzioni nei confronti del colonnello Muammar Gheddafi e del suo entourage, mentre il leader libico ha invitato i suoi sostenitori a prendere le armi contro i manifestanti in un Paese messo a ferro e fuoco, dove le vittime sarebbero già diverse migliaia. Saif al-Islam, il figlio del rais, ha però aperto uno spiraglio al dialogo: ha proposto infatti di sospendere gli attacchi agli oppositori del regime e di intavolare negoziati. Il presidente Obama ha firmato un decreto presidenziale che congela gli asset e che blocca i beni negli Stati Uniti del colonnello e dei suoi quattro figli, ha indicato un comunicato della Casa Bianca.

Le sanzioni Usa "Il regime di Gheddafi ha ridicolizzato le norme internazionali e la più elementare morale, deve esserne ritenuto responsabile", ha dichiarato il presidente Obama in questo comunicato, "Queste sanzioni riguardano di conseguenza il regime Gheddafi, ma proteggono i beni che appartengono al popolo libico". Il Consiglio di sicurezza ha terminato da parte sua le sue consultazioni venerdì sera e deve riprenderle oggi alle 11 orario di New York (le 17 in Italia), ha annunciato un responsabile del Palazzo di Vetro. Una bozza di risoluzione che circola fra i quindici Paesi del Consiglio di sicurezza valuta sanzioni tra cui un embargo sulle armi, sui viaggi del colonnello Gheddafi e su un blocco dei suoi asset, secondo i diplomatici. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu deve prendere "misure decisive" in tal senso, ha ritenuto alla fine della riunione il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. "La violenza deve cessare (...) chi versa con brutalità sangue di innocenti deve essere punito", ha affermato, "Una perdita di tempo significa una perdita di vite umane". La bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza redatta dagli occidentali ha avvertito inoltre Gheddafi che le violenze potrebbero essere considerate come crimini contro l’umanità, secondo diplomatici. Il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha richiesto in una risoluzione la sospensione della Libia dai suoi ranghi, oltre che un’indagine indipendente sulle violenze.

Il muro della Ue L’Unione europea ha decretato un embargo sulle armi, come pure il congelamento dei beni il divieto dei visti nei confronti di Gheddafi e del suo entourage. Per quanto riguarda l’Italia, presa di mira da Gheddafi nel suo ultimo discorso alla piazza a Tripoli, proseguono - con qualche difficoltà - i rimpatri dei connazionali che ne hanno fatto richiesta. In serata sono state completate le operazioni di imbarco a bordo di nave San Giorgio della Marina militare, che al porto di Misurata ha sgomberato 245 persone, 130 delle quali di nazionalità italiana. L’unità da sbarco farà ora rotta verso Catania, dove dovrebbe giungere domenica mattina. Resta invece nella zona nell’eventualità di altri interventi per rimpatri il cacciatorpediniere "Mimbelli".

Il figlio di Gheddafi apre ai ribelli Saif al Islam, il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, ha proposto di sospendere gli attacchi contro gli oppositori del regime e di avviare un negoziato con loro. In dichiarazioni rilasciate ieri a tarda ora, dai contenuti decisamente discordanti con quelli dell’intervista concessa a Cnn-Turk, Gheddafi junior ha inoltre smentito che mercenari abbiano partecipato agli attacchi contro i manifestanti, dopo che questi ultimi avevano denunciato di africani arrivati dal Ciad e dal Mali coinvolti nella repressione. "Abbiamo a che fare con terroristi", ha spiegato, "L’esercito ha deciso di non attaccare i terroristi e concedere loro un’opportunità di negoziato. Auspichiamo di farlo in modo pacifico, auspichiamo di farlo già domani". Saif al Islam Gheddafi ha inoltre promesso che lo stato riassumerà il controllo sulla parte orientale della Libia, ormai in mano ai ribelli. I manifestanti controllerebbero, secondo le testimonianze, Bengasi e la Cirenaica. Muammar Gheddafi e la sua famiglia hanno sostenuto che la rivolta in Libia sia istigata da terroristi e fondamentalisti islamici di al Qaida e ha promesso che gli oppositori del regime saranno uccisi. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha stimato in almeno mille il numero dei morti. I residenti di Bengasi, secondo Saif al-Islam, si sono lamentati perchè le loro condizioni di vita sono peggiorate. 

I dipendenti Bonatti in Tunisia Hanno passato il confine tra Libia e Tunisia i 150 dipendenti, 10 italiani e gli altri di varie nazionalità, della Bonatti spa che da ieri mattina aspettavano l’autorizzazione delle autorità libiche. "Ci stanno controllando adesso i passaporti i doganieri tunisini", ha detto pochi minuti fa parlando al telefono col presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Ugo Cappellacci, il tecnico cagliaritano Filippo Priola.